ASPETTI PEDAGOGICI DEL FARE…ARTISTICA-MENTE


Immagine

Perché proporre l’arte ai bambini?

Precisiamo: cosa si intende per arte? Io non intendo di certo l’opera conclusa e presentata al pubblico in un ambiente dove non si possa toccare, sperimentare, capire, ma solo….o guardare o ascoltare (quindi arte visiva e arte musicale). E gli altri sensi?? Non pervenuti.

No, l’arte DEVE poter essere “raggiungibile” a tutti, altrimenti perché esisterebbe?

Si può parlare di esperienza estetica, riprendendo la definizione data da Baumgarten nel ‘700, intendendo estetico qualcosa di percepito, raggiunto, capito attraverso l’uso di tutti i sensi.

Una conoscenza che arriva al nostro cervello attraverso l’esperienza estetica, esperita con il corpo, è molto più intensa, profonda, permanente in noi rispetto ad una conoscenza solo studiata e “imparata a memoria” su un libro di testo, per esempio.

Allora perché non provare anche con i bambini? L’arte, questa sconosciuta, definita da molti come una sorta di divinità è “In realtà qualcosa di molto umano” come dice Bonami nel suo “Lo potevo fare anch’io”.

Uno dei motivi che mi ha spinta a questa riflessione è stato l’apprendere del rischio di anestesia sensoriale.
Nell’era tecnologica in cui viviamo oggi, tutto è veloce, tutti noi andiamo veloce. I bambini nascono con i cellulari e pc di ogni forma e dimensione in mano (alcuni studi hanno osservato come molti siano i bambini che fanno fatica a tenere in mano una matita perché ormai troppo abituati al touch screen). I mass media, strumenti importantissimi per la circolazione delle informazioni e le comunicazioni in tutto il mondo, se male usati diventano, però, rischiosi: ci presentano quotidianamente velocissime informazioni in massa, non sempre di qualità. Ma queste informazioni massive e veloci che ci bombardano ci rendono “impermeabili”, “anestetizzati”. E l’anestesia sensoriale è proprio questo: non riuscire più a distinguere ciò che ci interessa, ciò che ci piace, ciò che per noi è di qualità…all’interno della selva massiva e massificante di input che rende più ebeti che informati. E quelli più a rischio sono, appunto, i bambini, novelli “nativi digitali”. Allora usiamo con consapevolezza tutti gli strumenti di comunicazione, la tecnologia “smart” ecc., ma ogni tanto ricordiamoci di staccare la spina.
E un modo è quello di entrare in contatto con l’arte, sia visiva, sia musicale.
L’arte non è solo il prodotto finito esposto in un museo, da guardare. L’opera d’arte non è “nient’altro” che la fine di un lungo processo, che nasce dall’artista, da un suo pensiero, dalla sua spinta creativa (creatività, come la definisce Munari, è quella facoltà del pensiero immaginativo che ha per oggetto qualcosa di realizzabile nel reale, al contrario della fantasia, il cui oggetto è irrealizzabile).
Allo stesso modo, la musica non è solo quella che si ascolta in un concerto o si studia con tanta fatica e tanta noia tra un esercizio di solfeggio e una scala. Musica è anche un mezzo per arricchirsi interiormente, stimolare abilità che potrebbero rimanere, altrimenti, sopite: ad esempio, imparare ad ascoltare e ad “accordarsi” a ciò che ci circonda, di conseguenza saper comunicare in modo funzionale e, quindi, saper relazionarsi con gli altri, saper affrontare situazioni diverse, ecc.
Con i nostri bambini (figli, alunni, nipoti che siano) stimoliamo il più possibile le loro idee, invitiamoli al confronto, incoraggiamoli a guardare il mondo con occhi diversi.
L’arte, intesa come laboratorio di idee, esperimenti, prove ed errori, in altre parole come processo e non solo come opera finale è un utile strumento didattico: tramite l’arte si può insegnare ai bambini a fermarsi e riflettere sulle cose che li circondano, capire ciò che interessa loro, non lasciarsi scivolare addosso ciò che vivono, ma viverlo appieno in quella che Dewey chiama esperienza (che non deve scadere mai in un fare fine a se stesso, ma esperienza significativa che produce conoscenza tramite l’ampliamento dei nostri schemi mentali grazie a un fare concreto, di cui l’apprendimento non è che la conseguenza).
Superando l’anestesia sensoriale, l’obiettivo di avvicinare i bambini all’arte è quello di stimolare la sensibilità, intesa come capacità di sentire interiormente. La sensibilità non è una facoltà innata, ma, come la conoscenza, deve essere alimentata.
Ci rendiamo conto di come la sensibilità di cui ciascuno di noi è (potenzialmente) dotato deve alimentarsi di apparati simbolici (letterario, musicale, artistico- visivo) attraverso un continuo, mai concluso, processo di alfabetizzazione1.
Più si osservano, ascoltano, leggono, o si entra in contatto con prodotti di qualità (siano essi immagini, opere d’arte, opere letterarie, trasmissioni televisive, film, ecc.), dandoci il tempo per godere di queste esperienze arricchenti e per scegliere i contenuti che più ci colpiscono, più la sensibilità si affina: in questo modo essa non si lascia trascinare verso l’apatia “democratizzante” sulla quale, tutti noi, spesso, ci lasciamo galleggiare, dimentichi dell’importante singolarità di ogni animo; la sensibilità, a causa della velocità e della mancanza di tempo di riflessione, tende ad “appiattirsi” portando all’anestesia sensoriale.
Già Dewey nella sua “Arte come esperienza” affermava: L’esperienza ordinaria è spesso pervasa dall’apatia, dalla stanchezza e dalla ripetizione meccanica. Non ci rendiamo conto né della forza della qualità attraverso i sensi, né del significato delle cose attraverso il pensiero… siamo oppressi dalle cose che ci circondano e siamo a esse insensibili2.
Il ruolo dell’adulto, partendo da queste considerazioni, dovrà essere, a mio avviso, soprattutto quello di “buon ascoltatore”, attuando quella che è definita pedagogia dell’ascolto:
Ascolto come metafora della disponibilità, della sensibilità ad ascoltare e ad essere ascoltati; ascolto non solo con l’udito, ma con tutti i sensi.
Ascolto come tempo- il tempo dell’ascolto: un tempo fuori dal tempo cronologico, un tempo di silenzio, di lunghe pause, un tempo interiore.
Ascolto come accoglienza delle differenze, del valore del punto di vista, dell’interpretazione dell’altro.
Dietro ad un atto di ascolto vi è spesso una curiosità, un desiderio, un dubbio, un interesse; vi è sempre un’emozione.
Ascoltare non è facile: chiede consapevolezza e, nel contempo. Una sospensione dei nostri giudizi e soprattutto pregiudizi; chiede disponibilità al cambiamento, chiede di palesare a noi stessi il valore dell’ignoto e vincere il senso di vuoto e precarietà che ci prende ogni qualvolta le nostre certezze sono messe in crisi
Ascolto che fa uscire il soggetto dall’anonimato, lo legittima, gli dà visibilità arricchendo chi ascolta e chi produce il messaggio.
Ascolto come premessa a ogni rapporto di apprendimento.
Ascolto come contesto di ascolto, dove si apprende ad ascoltare.3
In tal modo, l’adulto sarà una guida informale: non insegna nozioni o competenze, non richiede prestazioni specifiche al bambino, ma si pone come esempio, mettendo in atto in prima persona le competenze che l’adulto/educatore desidera che il bambino osservi ed assimili. L’apprendimento avverrà autonomamente nel bambino grazie al dialogo e alla relazione comunicativa che si instaurerà tra adulto e bambino in un clima totalmente non giudicante, in cui si dà spazio all’individualità e si rifugge dall’omologazione, dove non esiste “giusto” o “sbagliato”, ma si dà valore e si incoraggiano la volontà di mettersi in gioco, di voler provare.
L’arte è “libera”, quindi permette davvero di potersi esprimere senza rischio di sbagliare, è un provare a mettere in concreto un proprio pensiero.

———–

Note:

[1] M. Dallari La dimensione estetica della paideia- fenomenologia, arte, narratività, Erickson, Trento, 2008, pag. 99

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...