Aspetti pedagogici della propedeutica musicale (parte prima)


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Propedeutica musicale è un avvicinamento alla musica per i bambini nella fascia di età 0-6 anni. Affonda le sue radici nella pedagogia del “fare” attivamente, nella convinzione che solo facendo, provando, sperimentando in prima persona sia possibile apprendere in un modo più incisivo rispetto a un apprendere teorico e nozionistico.

Lo studio della musica è da sempre correlato allo studio teorico della melodia, del solfeggio, della composizione e lo studio di strumento complesso e fatto di esercizi metodici noiosi.

Come la scuola tradizionale, grazie all’avvento di alcuni pedagogisti “illuminati” che hanno introdotto nell’educazione un modo nuovo di imparare, allo stesso modo anche lo studio della musica ha sentito l’esigenza di modificarsi, staccandosi (almeno in parte) dal modello nozionistico per dare spazio al fare attivo, creativo e che produce apprendimento spontaneo.

Nel ‘900 l’Attivismo dichiarò definitivamente dignità e autonomia dell’infanzia rispetto al mondo mentale adulto: il bambino non è più un oggetto da istruire, ma un soggetto che costruisce attivamente il proprio apprendimento. Il centro su cui fa perno l’attivismo è il “fare”. Spesso, però, si è teso a cadere nel così detto “fabrilismo”, ovvero il fare fine a se stesso che si risolve nella mera attività dell’alunno, priva di profondità di significato. Scrive Dewey La sola attività non costituisce esperienza. È dispersiva, centrifuga, dissipante[1]. Esperienza è, invece, l’unione di un elemento attivo (ad esempio, un esperimento) e un elemento passivo (ad esempio, ciò che segue all’esperimento e cui si deve sottostare). Non è esperienza il fatto che il bambino metta semplicemente il dito nella fiamma; è esperienza quando il movimento è connesso col dolore al quale sottostà[2]; è esperienza, quindi il nesso tra le azioni compiute e la realtà e il suo sviluppo, il quale provoca un cambiamento in chi compie l’azione, cambiamento che può essere tradotto con il termine “apprendimento”. Il superamento del modello didattico trasmissivo ha permesso di considerare l’atto didattico innanzitutto come una relazione fra soggetti attivi, curiosi, competenti, liberi di muoversi e pensare in un ambiente pensato dall’adulto, impegnati in un fare di senso che porti a vivere un’esperienza.

In che modo si inserisce nel quadro appena accennato l’apprendimento musicale? Ci sono molte teorie a riguardo, ma dietro ad ognuna di esse vi è la convinzione che la musica si possa imparare come il linguaggio: nessuno insegna la lingua materna ai bambini che imparano a parlare, ma la lingua viene assimilata “per immersione”. Se esaminiamo l’apprendimento del linguaggio, la maggior parte dei bambini riceve una guida informale prescolastica all’acquisizione delle competenze linguistiche, adeguata e sufficiente per trarre beneficio dall’istruzione formale scolastica.

Come nasce il linguaggio?

Continua a leggere l’articolo su http://bagigio.psicologia-utile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=14:aspetti-pedagogici-della-propedeutica-musicale-parte-prima&catid=10&Itemid=123

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Note:

[1] J. Dewey Il mio credo pedagogico, La Nuova Italia, Firenze, 1954, pag. 130

[2] Ibidem

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