L’OSSERVAZIONE: COSA SI FA PER CAPIRE


 
Con il termine “osservare” s’intende “Guardare, esaminare, considerare con attenzione, anche con l’aiuto di strumenti adatti, al fine di conoscere meglio, di rendersi conto di qualche cosa, di rilevare i particolari, o per formulare giudizi e considerazioni di varia natura: o. un quadro. Talora fa riferimento più all’attenzione della mente che a quella dell’occhio: o. gli effetti di una reazione chimica; o. l’andamento di un fenomeno.”1
L’osservazione, quindi, non è un semplice guardare, ma è un guardare con attenzione al fine di capire.
Ma di quali e quanti tipi di osservazione si può parlare?
Nella ricerca, come spiega Mantovani2, l’osservazione, oltre che essere una tecnica, è un metodo d’indagine e può essere diretta o indiretta, a seconda che sia condotta direttamente sul campo dall’osservatore, oppure avvenga su materiale videoregistrato.

Può essere, poi, condotta in ambiente naturale, ossia sul campo, in situazioni di vita reale, con comportamenti che si producono in maniera spontanea nel contesto in cui avviene l’agire dei soggetti, oppure in ambiente artificiale, cioè in condizioni controllate: i soggetti sono posti dal ricercatore in una situazione per loro non naturale (un esempio può essere l’osservazione proposta da Ainsworth nella “strange situation”3), allo scopo di osservare il loro comportamento in quella situazione.
L’osservazione può essere, poi, strutturata, se si avvale di strumenti quali guide o griglie di osservazione, check list, scale di valutazione, ecc., oppure a basso grado di strutturazione, laddove l’osservatore annota semplicemente ciò che accade.
L’osservazione è guidata da ipotesi: le ipotesi iniziali sono, però, indipendenti dall’osservazione stessa, cioè possono essere fatte a priori e poi confermate o smentite durante il processo osservativo.
Bisogna tenere conto che l’osservazione è sempre influenzata fattori esterni (ambiente, contesto, relazioni tra soggetti, ecc.) e da fattori interni all’osservatore (emozioni, interessi, vissuti precedenti, ecc.)
Il ruolo dell’osservatore può essere partecipante o non partecipante. Uno degli osservatori partecipanti per eccellenza è, ad esempio, l’insegnante/ l’educatore che compie attività osservativa nel contesto classe/sezione in cui opera e mentre lavora in quella che viene definita ricerca –  azione4.
L’osservatore non partecipante, al contrario, è esterno alla realtà studiata, anche se utilizza gli stessi strumenti dell’osservatore partecipante.
In ambito pedagogico, l’osservazione è uno strumento fondamentale che si pone alla base di ogni intervento diagnostico. Infatti, con l’osservazione clinica, il pedagogista può
Costruire un inventario di ciò che l’altro (il “cliente”, bambino o adulto che sia, piccolo gruppo di persone, classe, coppia o singolo) sa fare e dei graduali cambiamenti maturati durante il percorso di affiancamento
Interpretare e decodificare il linguaggio non verbale di chi si ha difronte (molto più forte e incisivo e portatore si significati del linguaggio verbale)
Modificare se stesso per adattarsi, “entrare nella stessa lunghezza d’onda” del cliente, instaurando, in tal modo, una relazione migliore, già, di per sé, buona parte del processo formazione
L’osservatore in ambito di ricerca o in ambito clinico osserva per capire, indagare una particolare situazione, un evento o un fenomeno.
Nella vita di tutti i giorni…
Continua  leggere l’articolo su http://isa-voi.blogspot.it/2014/05/gocce-di-pedagogiadella-dottssa-anna.html#more
________________
Note:
  • Vocabolario della Lingua Italiana Treccani
  • Mantovani S. (a cura di) La ricerca sul campo in educazione. I metodi qualitativi, Bruno Mondadori, Milano, 2000
  • La Strange Situation è una procedura standardizzata di laboratorio originariamente costruita con l’intento di esaminare l’equilibrio tra comportamenti di attaccamento e di esplorazione, in condizioni di bassa e alta tensione emotiva in bambini di un anno di età. È un dramma in miniatura di venti minuti, costituito da otto episodi in cui il bambino viene osservato in compagnia della madre, in compagnia di un estraneo e da solo. Il comportamento dei diversi bambini nella Strange Situation è stato inizialmente catalogato in tre categorie: Sicuro (B), insicuro Evitante (A) e insicuro Ambivalente (C). Successivamente è stata definita una quarta categoria, denominata Disorganizzato/Disorientato, nella quale è stato possibile includere i bambini che non mostravano attaccamento di tipo A, B o C.
  • C. Bove Ricerca educativa e formazione. Contaminazioni metodologiche, Franco Angeli, Milano, 2009
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