GIOCO SIMBOLICO E MONDO INTERIORE


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“Il gioco è indubbiamente la strada maestra per arrivare al mondo interiore del bambino, al suo mondo conscio e inconscio (…) e dai giochi che un bambino fa possiamo farci un’idea di come vede e interpreta il mondo: come vorrebbe che fosse, cosa gli interessa, quali problemi lo affliggono

(Bettelheim)

Nel gioco il bambino impara ad esprimere ciò che prova, ma in questo modo impara anche a riconoscere e controllare (elaborare) le emozioni e i vissuti, a esercitare il proprio corpo e la propria mente, ad acquisire padronanza del mondo interno e del mondo esterno; il gioco è quindi una fonte di equilibrio e regolazione emotiva, ma anche un potenziale veicolo di conoscenza, comprensione e controllo della realtà, un modo per entrare in contatto con il mondo esterno e misurarsi, fare i conti con esso.
La figura più importante nella connessione tra psicoanalisi e gioco è stato Sigmund Freud, seguito poi dalla figlia Anna.
Infatti, spiega come il gioco offra la possibilità di mettere in scena le fantasie che popolano il mondo interno infantile e, tramite questa via, esorcizzarle, elaborarle, ecc. Lo studioso individua una sorta di continuum che collega l’attività fantastica al gioco e alla creazione artistica: queste attività partono da uno squilibrio tra le cose come sono nella realtà e tra come si vorrebbe che esse fossero, cosa che crea insoddisfazione. Lo squilibrio parte dall’inconscio e porta a manifestazioni dette di “work through” , in quanto comportano un lavoro di messa in forma, una rielaborazione (l’opposto è l’ “acting out”, Klein). Chi fantastica, gioca, o produce arte, istituisce un mondo possibile.
Il gioco e tutte le attività ludiche si servono di elementi reali i quali vengono caricati di un significato altro: diventano espressioni dell’inconscio, rappresentazioni che modulano le pulsioni dando ad esse forma e senso. Il reale non è nient’altro che un mezzo che permette, tramite il simbolo, di rappresentare l’interno, l’inconscio dell’individuo. Elementi della soggettività (fantasie, timori, esperienze, paure, ecc.) vengono esorcizzati tramite il gioco “messo in scena”: ciò rende i vissuti interni condivisibili e, attraverso lo scambio sociale, il gioco simbolico può arricchirsi. Inoltre, con la socialità, nel rendersi comunicabile, sottostà maggiormente a regole e convenzioni.
Con il divenire sociale dell’espressione simbolica si definisce la possibilità di fruire delle produzioni simboliche altrui e il bambino che gioca gode nel vedere la propria interiorità racchiusa in una forma. Il bambino in questo modo costruisce il suo percorso di crescita caratterizzato da un sempre maggiore controllo delle pulsioni, un rafforzamento dell’Io e dell’esame della realtà, la diluizione dell’ansia (la quale offre la possibilità di impegnare le proprie energie costruttivamente anche a fini conoscitivi) e, ovviamente, la possibilità d’accesso alle esperienze culturali, di cui il bambino nei suoi giochi di fantasia, prova a ricoprire i ruoli, viene a contatto con la tradizione e conosce i valori.
Accanto al gioco si sviluppa il linguaggio e il pensiero narrativo: secondo Bruner i contesti ludici sociali fanno da sfondo a conquiste evolutive molto importanti come lo sviluppo della funzione simbolica e della competenza comunicativo-linguistica.
Se si lascia che i bambini raccontino, questi parleranno di sé esprimendo in modo figurato e simbolico il loro vissuto interno.
Le storie dei bambini, similmente al gioco simbolico, rappresentano la “messa in forma” di desideri, ansie, problemi in cerca di appagamento. Gioco simbolico e racconto sono espressioni di fantasia. La fantasia è un linguaggio vero e proprio.
Per riassumere, nelle fasi di crescita è molto importante ascoltare le storie che si raccontano (o ci raccontano) i bambini e osservare il loro gioco simbolico, perché in questo modo i bambini parlano di sé: raccontano di sé, dei loro stati interni, delle loro emozioni, paure, angosce e curiosità.

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