PEDAGOGIA SPECIALE


 

individuo

Dopo essere diventato padrone della propria mano (dalle notevoli capacità investigative) e dopo aver finalmente conquistato la posizione erectus impadronendosi delle proprie gambe (per trottare, correre, camminare) Bagigio era pronto ad esplorare il mondo. Da solo. Si sentiva proprio come chi, almeno così diceva….”Non deve chiedere mai!”.

(Tratto da Camilli B. Il Mondo di Bagigio- Uno, due…Gdè!, ed. Astragalo, Novara, 2011)

Sicuramente il nostro amico Bagigio citato nel brano è un bambino bello e sano e “che non deve chiedere mai”. Ma se il nostro bambino fosse un po’ meno sano? Se dovesse chiedere sempre l’aiuto di qualcuno? E se, in altre parole, il nostro bambino fosse disabile (ma bellissimo!)? Dopo la nascita, come fa ad inserirsi nel mondo (per esempio della scuola, ma non solo)?

Facciamo un passo indietro e definiamo cosa sia la pedagogia speciale: la pedagogia speciale appartiene alla grande famiglia delle scienze dell’educazione ed è suo compito cercare i fondamenti della teoria dell’educazione, di studiare il rapporto educativo e i suoi metodi, di mettere a fuoco il concetto di educazione, di sviluppare una riflessione adeguata alla soluzione dei problemi educativi  avendo come focus la popolazione dei soggetti disabili. Ma nell’ottica della pedagogia speciale, la disabilità non è una condizione solo del soggetto che presenta qualche tipo di menomazione, ma è disabile il soggetto che il contesto (fisico e sociale) lo fa sentire tale, poiché non strutturato adeguatamente, non accogliente, chiuso, caratterizzato da barriere sia fisiche sia mentali.

La pedagogia speciale è una ramificazione della pedagogia molto recente. Le prime forme di attenzione verso il mondo della disabilità in Italia risalgono agli inizi del ‘900: la Riforma Gentile del 1923 stabilì l’obbligo scolastico per i soggetti presentanti menomazioni o deficit fisici; i ciechi e i sordi prima della Riforma o non andavano a scuola oppure venivano seguiti per un breve periodo in centri “speciali”, che non facevano altro che tagliarli fuori dalla società invece di aiutarli ad entrarvi a far parte; per tutti gli altri casi esistevano le così dette “classi speciali”, che sono continuate a lungo dopo la Riforma Gentile, esistendo molti esempi a tutt’oggi!

Se inizialmente la pedagogia speciale si espleta in un fare soprattutto assistenzialistico, oggi ha come obiettivo principale l’inclusione di tutti nella società. Tale cambio di prospettiva ha avuto un momento decisivo a partire dagli anni ’70: da parte di alcune forze sociali, culturali e politiche prendeva sempre più corpo, infatti, un ripensamento sui modelli educativi fino ad allora praticati a favore dei soggetti con Bisogni Educativi Speciali; era oramai superata la convinzione che fosse necessario un contesto separato, mentre si diffondeva la necessità di un ambiente sociale fatto di collaborazione, condivisione e confronto tra persone semplicemente tutte diverse.

Oggi (almeno sulla carta) nelle scuole lo sguardo dell’insegnante è di tipo inclusivo: non si mira a “Integrare l’alunno diverso in un tutto già prestabilito e preformato, piegando il diverso all’uguale omologato”, ma si dà valore alla differenza, in quella che viene chiamata, appunto “pedagogia della differenza” e “pedagogia dell’ascolto”.

Con il termine INCLUSIONE (che sostituisce l’ormai lontano “inserimento” e il poco adatto “integrazione”) si vuole affermare che tutti siamo diversi: ogni tipo di diversità viene considerata come una possibilità nelle infinite varianti della nostra specie. È, quindi, il contesto che si adatta ad accogliere tutti, accettando ogni individuo così come è, considerandolo unico e irripetibile.

Le normative di riferimento sono la legge 104/92 e la Convenzione ONU ampliati successivamente e aggiornati continuamente (è tutto consultabile seguendo questo link: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/disabilita )

Cosa ne pensate? È così o avete avuto esperienze diverse?

 

Leggi l’articolo su http://bagigio.psicologia-utile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5:disabilita&catid=10&Itemid=123

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Note:

Le normative di riferimento sono la legge 104/92 e la Convenzione ONU ampliati successivamente e aggiornati continuamente (è tutto consultabile seguendo questo link: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/disabilita )

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