NATALE E’ ALLE PORTE…E ANCHE LE ODIOSISSIME RECITE


vvvvvvvvvvvCosa ne pensate delle recite di Natale delle scuole?

In questi giorni di dicembre sono moltissimi i bambini e le maestre che stanno stravolgendo la programmazione per dare spazio alla preparazione di questi eventi.
Ascoltare a ripetizione la canzone da imparare, provare alcuni passi di balletti semplici, assegnare parti da recitare o da mimare, spostare tavoli per fare spazio alle prove, prepararli all’idea che dovranno ripetere il tutto davanti a un pubblico.

Certo, i bambini il più delle volte si divertono vivendo quest’esperienza come un gioco. Ma è sempre così?

Il rischio di mettere il bambino in una situazione “scomoda” e di “disagio” è dietro l’angolo e l’abilità degli insegnanti ad inserire lo spettacolo di balli, canzoni e parti recitate in un clima di divertimento e gioco non è spesso sufficiente: dal mio punto di vista, la scuola dell’infanzia non può e non deve trasformarsi nella scuola di “Amici” e preparare i bambini di 3, 4, 5 anni ad affrontare uno spettacolo (che può durare anche un’ora!), dove i piccoli si esibiranno davanti a un pubblico piuttosto vasto di genitori, nonni e parenti.
Va considerato che la preparazione dell’evento andrà a togliere, tra l’altro, molto tempo ad attività più utili quali giochi liberi e organizzati, attività creative, sviluppo di abilità grosso e fini motorie, progetti di intercultura, ecc. per vie delle numerose prove.
E le prove sono numerose perché, questo va detto, i genitori si aspettano un certo tipo di risultato.

Allora la recita, così intesa, è ancora un gioco divertente per tutti? Non credo.

La recita in questo modo si trasforma in una esibizione, dove esibiti sono i bambini che, passatemi il termine, vengono “usati” per divertimento dei genitori.
Se poi, per entrare nei temi più caldi dei giorni nostri relativi all’inclusione, guardiamo alla diversità di ciascun individuo e alle eventuali “diverse abilità” allora l’esibizione non si esaurisce ad una figura buffa fatta da un bimbo simpatico su un palco, ma diventa un mettere in piazza, in estrema evidenza le difficoltà di tutti: la timidezza, il blocco del momento, l’agitazione,…la disabilità.
Certo, la recita può anche essere intesa come un primo passo verso l’abituare il bambino a doversi adattare in situazioni difficili, parlare in pubblico, affrontare un disagio, cose che gli saranno utili da grande, ma è questo il modo migliore per farlo? Buttarlo su un palco?

Forse le mie parole rendono un po’ estrema questa attività consueta e vista con simpatia dai più, ma essendo parte di una società in continua evoluzione perché si pone domande e problemi sulle tematiche più disparate, credo che anche questa pratica debba venire problematizzata.
Possibile che ai genitori non basti sapere che il bambino va a scuola, si diverte e impara?
Possibile che ai genitori si debba dare un contentino utilizzando i loro bambini?
Possibile che tutti i bambini debbano essere necessariamente ballerini, cantanti e attori?

Perché la classica canzone cantata tutti insieme con una fetta di panettone in mano non basta più? Perché ai bambini si chiede sempre di dare il 110%?

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