L’IRA


Se pensiamo ai bambini e alle loro emozioni difficilmente ci verrà in mente l’ira:forse penseremo alla rabbia, alla frustrazione che può portare ai temuti capricci, ma all’ira sicuramente non rientrerà nella top ten dei nostri pensieri.

Eppure anche i bambini sono capaci di provare questo sentimento così violento.

 

Si può osservare la comparsa di questo sentimento già osservando i lineamenti del volto: la mascella si serra, gli occhi si sgranano, i denti vengono scoperti e i muscoli si irrigidiscono. Il comportamento del bambino  soggetto ad attacchi di ira cambia repentinamente, divenendo quasi imprevedibile: per le ragioni più disparate il piccolo muta la sua espressione come descritto e potrebbe reagire in modo molto violento, picchiando, scaraventando oggetti in giro e divenendo molto pericoloso per sè e per le persone presenti.

Questo comportamento diventa ancora più pericoloso se si manifesta a scuola: infatti, può minare l’incolumità dei compagni.

Cosa fare? Innanzitutto pensare all’incolumità dei compagni: questi attacchi possono essere davvero molto violenti. Gli insegnanti e il personale scolastico devono intervenire con il contenimento fisico del bambino: un modo è abbracciarlo da dietro bloccando le braccia per poi spostarlo facendo leva sul proprio peso. Purtroppo non sempre è semplice bloccare l’atto violento: infatti l’ira riesce a far scaturire una forza fisica inimmaginabile anche al più piccolo dei bambini.

È poi fondamentale cercare di calmare il bambino: un abbraccio,  molto spesso, si rivela essere la soluzione migliore in quanto continua l’azione contenutiva trasformandosi , poi , in un gesto amorevole grazie al quale il cuore che batte all’impazzata per l’eccesso di adrenalina si calma piano piano. Ottenuta,  finalmente,  la calma può rivelarsi molto importante far parlare il bambino: in questo modo spesso si ottengono informazioni molto utili sul vissuto emotivo dei piccoli e, in parte, si possono intuire i motivi di questi comportamenti così eccessivamente violenti.

Il linguaggio con cui  il bambino deciderà di esprimersi potrà essere inerente alla realtà oppure potrà avvalersi di figure fantastiche per meglio rendere un sentimento così complesso: nonostante quanto le sue parole potranno risultare a volte “strane” è importante accogliere quanto il bambino vuole raccontarci. Infatti, ciò permetterà di instaurare un rapporto di fiducia adulto – bambino, mentre l’adulto, accogliendo le parole del bambino potrà imparare qualcosa di nuovo sul mondo del bimbo in difficoltà e, in tal modo, avrà più mezzi per aiutarlo a superare le difficoltà legate agli eccessi di ira.

Ma cosa c’è a monte di questi attacchi?

Le cause possono essere molte. Spesso un supporto di psicoterapia può essere molto utile per questi bambini, in quanto con un opportuno percorso sarà per loro possibile trovare un modo per meglio incanalare le emozioni. Ma per gli educatori e i genitori è importante sapere che i bambini sono ottime “casse di risonanza” dell’ambiente sociale in cui sono inseriti, a partire dalla famiglia.

Per gli insegnanti è necessario lavorare in stretta sinergia, parlare e ritagliarsi nel corso della giornata una momento per confrontarsi ed esprimere mi propri dubbi, perplessità e difficoltà riguardo la situazione che, volenti o nolenti, smuove profondamente gli animi e la sensibilità mettendo in gioco anche il vissuto emotivo degli insegnanti.  potrebbe rivelarsi utile avere un diario in cui segnare gli episodi di ira, come si evolvono,, il momento della giornata in cui si manifestano e quanto si ritiene importante fermare nero subiranno per avere materiale da cui partire per discussioni, incontri di supervisione e formazione, confronti con gli psicologi di istituto e, ovviamente, per dare un rimando il più corretto possibile ai genitori.

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2 Comments

  1. Mi scusi, ma come si può fare quando le insegnanti se ne lavano le mani dicendo che non sanno cosa farci? mia figlia è da 4 anni che subisce da un compagno, ho pensato di cambiarle scuola ma non ho potuto. Per lei è uno stress continuo, da subito erano in 3 poi a forza di litigi e interventi da parte mia ne è rimasto solo uno ma intanto la mia piccola ha solo 9 anni e non va a scuola serena. Ho provato a renderla indifferente ma non è facile. Cosa mi consiglia? grazie

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  2. Buongiorno,
    intanto la ringrazio per il commento.
    Non so se può rincuorarla, ma sto vivendo la stessa situazione dall’altra parte, come maestra. Inizio dicendo che PURTROPPO gli insegnanti possono agire solo fino a un certo punto…Noi, per esempio, oltre alle nostre osservazioni e ai nostri interventi, abbiamo chiesto aiuto alla psicologa di istituto, la quale ha ascoltato noi insegnanti, è venuta a scuola a fare delle osservazioni e ha parlato con i genitori, dando rimandi e consigli di azione a tutti.
    Per ovvi motivi di privacy non posso andare nei dettagli, le dico solo che i genitori dei bambini della classe sono molto preoccupati per la situazione, ma tutto quello che noi tre maestre facciamo si limita a “bloccare” le situazioni pericolose o arginare i danni. Ieri una mia collega è addirittura caduta e andata al Pronto Soccorso. Adesso abbiamo chiesto anche alla dirigente di intervenire con un colloquio, ma se i genitori dell’interessato non si preoccupano (lo trovo assurdo, in quanto oltre a fare male ai compagni, questo comportamento è dannoso anche per il soggetto stesso e sintomo di un qualche disagio) poco si può fare. Noi al momento ci stiamo informando il più che possiamo per capire come muoverci al meglio.
    Le consiglio di affidarsi alle maestre (magari non se ne lavano le mani, ma non sanno nemmeno loro che strada prendere…le assicuro che è molto più complesso di quello che sembra) e, congiuntamente a loro e ad altri genitori di bambini della classe provare a chiedere supporto anche al dirigente di istituto.
    Per la bambina, intanto le invio un forte abbraccio perchè capisco la difficoltà che vedo ogni giorno anche nei bambini della mia classe, e, ancora una volta, l’unica cosa che può fare rimanendo in quella scuola è di parlare sempre con le maestre, denunciando a loro ogni tipo di aggressione e non subire in silenzio perchè “tanto le maestre non possono fare nulla”. In realtà se si ha voglia si può fare almeno un po’.
    Spero in parte di averle dato qualche spunto di riflessione. Teniamoci aggiornate.
    Buona giornata
    Anna

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