COS’È IL DIABETE?


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Il diabete fa parte del gruppo di malattie organiche gravi e croniche: grave perché se non curata può dar luogo a complicanze, cronica in quanto sarà presente per tutta la vita della persona. Attualmente quando si parla di diabete ci si riferisce al diabete mellito, un gruppo di malattie metaboliche (diabete di tipo 1 , diabete di tipo2, diabete gestazionale) caratterizzate dall’incapacità a livello cellulare di utilizzare il glucosio come fonte di energia. Esiste un altro tipo di diabete, detto diabete insipido, accomunato al diabete mellito soltanto dalla cospicua emissione di urina, accompagnata da un’insaziabile sete. È dovuto a una mancata o insufficiente secrezione o dalla mancata attività a livello renale dell’ormone antidiuretico (ADH o vasopressina).

Per questi motivi e per le diverse caratteristiche psicologiche di ciascuno, il diabete, talvolta, può far emergere difficoltà nella sua accettazione e creare sofferenza emotiva nel malato e nei suoi prossimi.
Sin dalla diagnosi, dal punto di vista psicologico accade che la malattia irrompa all’improvviso nella vita “normale” di un individuo e questo evento inaspettato può essere vissuto come molto stressante: esso “spezza” la normalità, la routine.

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Appena irrompe l’episodio inizia il “dopo” normalità, vissuto come “perdita” che cambia completamente le sensazioni psicologiche della persona affetta da diabete (nel caso in cui la diagnosi avvenga in età avanzata in cui il malato ha piena consapevolezza di sé) e della famiglia che si deve prendere cura del malato come mai aveva fatto prima (nel caso in cui la diagnosi sopraggiunga quando il malato sia ancora in fasce).

La cronicità e complessità della malattia diabetica esigono una buona adesione alle regole igienico – alimentari – mediche ed un cambiamento dello stile di vita, cosa che rende ancora più difficile il superamento dell’impatto psicologico della malattia stessa.

È possibile, quindi, che dopo la diagnosi di diabete (come di altre malattie croniche o gravi) possano comparire nel paziente e/o nei suoi famigliari emozioni come rabbia, paura, senso di impotenza, ansia, ecc., che sono espressioni necessarie per liberarsi dalla tensione emotiva interiore.

L’esperienza di Berry

Non sono nata col diabete, l’ho incontrato a un anno e tre mesi. Così mi hanno detto, perché io non ricordo una modalità per mangiare diversa dal dover prima iniettarmi insulina. Diciamo che per me è la normalità, una scomodità a cui sono abituata, il mio modo di vivere. Il diabete mi ha portato difficoltà, ovviamente. All’inizio facevo iniezioni con siringhe e le dosi di insulina dovevano corrispondere a una determinata quantità di carboidrati che mangiavo, pena ipoglicemie o iperglicemie. L’insulina regola l’assorbimento degli zuccheri da parte dell’organismo. Le ipoglicemie sono l’abbassamento eccessivo di zucchero nel sangue, con conseguente fame (quella vera!), capogiri, sonnolenza ecc. Le iperglicemie si verificano invece con la presenza eccessiva di glucosio nell’organismo che causano sete continua e bisogno costante di svuotare la vescica…
Se mangiavo fuori casa dovevo sempre portarmi tutto l’occorrente, era difficile fare gite, andare alle feste, rimanere a mensa a scuola… inoltre gli amichetti si accorgevano che c’era “qualcosa che non andava”. All’inizio tendevo a tenerlo nascosto ma la cosa non funzionava perché dopo un po’ se ne accorgevano e comunque le insegnanti erano sempre giudiziosamente avvisate da mia madre della mia “condizione”. Penso che ci sia stata sempre troppo agitazione attorno al fatto che ho il diabete. Sì, è una malattia, bisogna sapere che posso avere degli sbalzi di glicemia ma non sono costantemente in pericolo di vita. Diciamo, non esiste solo quello in me.
Mi è capitato di essere discriminata per il diabete, soprattutto dai coetanei, anche se in realtà, a parte questi pochi casi, non ho mai avuto troppe difficoltà.
Poi crescendo tutto è migliorato. Adesso ho il microinfusore che è sempre con me, con una cannula sotto la pelle che mi inietta dosi di insulina sotto mio comando e secondo fasce d’orario stabilite insieme al dottore. E anche se effettivamente è un aggeggio un poco invadente, è altrettanto utile a tenere sotto controllo la glicemia. Adesso calcolo i carboidrati che mangio e di conseguenza regolo le dosi. Non devo seguire una “dieta per diabetici”, posso mangiare quello che voglio, nei limiti di una dieta sana ed equilibrata che ogni persona dovrebbe seguire.
Per me a volte è difficile convivere con questa macchinetta, anche perché non si sa mai dove metterla!, di solito io la posiziono in tasca. Però non mi lamento: è veramente comoda per la somministrazione di insulina, invece che tre o più punture al giorno ne faccio una ogni tre per installare la cannula. Con le nuove tecnologie si stanno facendo progressi e la ricerca è in continuo movimento. Questo fatto mi conforta.
È complicato descrivere lo stato emotivo che provoca la malattia: a volte non ci pensi neanche, altre cerchi di nasconderlo perché la diversità potrebbe non essere accettata dalle altre persone, a volte crea disagio, altre invece viene da parlarne in maniera naturale. La mia esperienza è di un team di dottori specializzato e che mi ha sempre aiutato (insieme all’Associazione Giovani Diabetici), una famiglia che mi ha sostenuto e ho anche trovato amici che mi hanno dato supporto. L’importante è parlarne, fare chiarezza e capire che ci sono solo poche semplici regole.
Ho avuto anche molte esperienze piacevoli: mi ricordo, ad esempio, che quando ero piccola l’Associazione Giovani Diabetici organizzava la festa di Natale (che organizza tutt’ora) e all’epoca c’era sempre uno spettacolo di magia, bei regali e un rinfresco (sì, anche i diabetici possono mangiare alle feste!). In queste occasioni, oltre a divertirmi, incontravo un sacco di persone “sulla mia stessa barca” con cui era piacevole parlare e stare assieme. L’associazione organizza anche gite, campi scuola, occasioni di aiuto, svago e di conoscenza di altre persone. Se si hanno amici con cui condividere le cose tutto è molto più facile da superare.
Per me essere diabetica non è un problema, è solo un ostacolo che posso oltrepassare in groppa al cavallo giusto. Il diabete non compromette la vita quotidiana, bisogna solo imparare a conoscerlo. Con il tempo lo sconforto dei primi tempi è completamente scemato. Ora vivo serenamente e sono pronta a spiegare senza problemi tutto quello che so su questa malattia a chi non fosse informato sull’argomento. Faccio sport, mangio ciò che mi piace, lavoro, esco con il fidanzato, con gli amici, faccio viaggi. Sono una ragazza come tante altre. Ho trovato il cavallo giusto e ora galoppo che è un piacere.

Proprio come questa testimonianza ci racconta, il messaggio che proviene dal mondo della ricerca è chiaro: nonostante si tratti di una malattia grave, che richiede cure costanti, chi ha il diabete può fare esattamente le stesse cose che fa una persona sana.
Una adeguata cura medico – sanitaria, integrata a un supporto (che può essere psicologico, di amicizia, da parte di un gruppo che condivide lo stesso vissuto, ecc.) e, ovviamente, a un po’ di coraggio che si concretizza nel reagire al meglio alle difficoltà legate alla malattia (come ci racconta Berry che ha dovuto armeggiare per anni con siringhe ad ogni pasto e ora con un macchinino che non sa mai dove mettere) il diabete si può affrontare e con esso si può convivere acquisendo una propria normalità.

Dott.ssa Barbara Camilli

Dott.ssa Anna Surace

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