PULCE NON C’è


Mi è stato segnalato da una nostra lettrice un film che prontamente sono andata a cercare e che ho visionato con molto interesse. Il titolo è sicuramente singolare: “Pulce non c’è”. 

Dalle prime scene del film si capisce chi sia questa Pulce: una bambina autistica (per innesto) in comorbilità ad altre patologie tra cui una lesione cerebrale, probabilmente come conseguenza di un parto difficile.

“Pulce non c’è”, al contrario del film “Adam” è a mio avviso molto più impegnativo: se “Adam”, come detto nel mio breve commento al film, è a tratti banale, altamente godibile per un ampio spettro di pubblico, il film di Pulce non lo è affatto, non perchè sia più complesso, ma perchè fa molta leva sugli aspetti emotivi del pubblico: alcuni potranno annoiarsi, alcuni arrabbiarsi, altri, come me, provare profonda tristezza.

Lo spettatore viene catapultato nella vita di una famiglia, con le stranezze, gli errori, le difficoltà di quel nucleo come di tanti altri, passando per gli occhi di una tredicenne. E’ di Giovanna la voce che ci accompagna nel corso del film e ci spiega i non detti del linguaggio visivo. E’ Giovanna che all’inizio del film ci spiega chi sia la sua sorellina Margherita di 8 anni, da tutti chiamata Pulce.

La prima cosa speciale di Pulce è che lei non parla, ma questo non significa che non abbia niente da dire! Il problema di Pulce è che non si può mai sapere bene cosa c’è nella sua testa. Pulce non è come la maggior parte delle persone che se tutto va bene ridono e se tutto va male piangono. E’ che la sua, secondo me, è una specie di ribellione!Insomma, per farmi capire: Pulce comunica, ma non sa parlare; Pulce a volte piange, ma non sa dire che è triste; Pulce sorride quasi sempre, ma non sa dire che è felice; Pulce è felice per cose diverse di quelle per cui si è felici di solito…cioè, più che altro…è molto anticonformista. 

Nel film, con l’aiuto di Giovanna, ci vengono spiegate tutte le fissazioni e le routine di Margherita: ogni aspetto della vita della piccola Pulce deve essere prevedibile (per bere bisogna avere il tamarindo che viene dal Perù, quando la mamma la va a prendere a scuola bisogna giocare a nascondino, deve esserci sempre un peluches a forma di panda con lei, tanto che in casa, in macchina e pronti ad ogni evenienza ci sono i panda di scorta, ecc.), persino le storie della buonanotte: il padre, con molta tenerezza, racconta a Pulce la procedura esatta necessaria per preparare le patate al latte.

Pulce per parlare utilizza un metodo molto particolare e, al contempo, molto delicato: la comunicazione facilitata con computer. Questo metodo prevede che il soggetto possa scrivere sulla tastiera di un computer utilizzando il dito indice; un educatore ha il compito di sostenere, ma non guidare, il polso del soggetto che, in tal modo, potrà scrivere ciò che vuole comunicare, generalmente risposte a domande stimolo.

Pur con tutte queste anormalità agli occhi degli altri, la famiglia è salda ed è equilibrata e le bambine sono serene e molto legate tra loro. Ma ecco che qualcosa rompe questo equilibrio: la scuola fa intervenire gli assistenti sociali che, in base ad alcuni episodi avvenuti a scuola e riportati dall’insegnante di sostegno, decidono di sottrarre la bambina alla famiglia affinchè venga inserita in un contesto protetto per il tempo in cui vengono condotte le indagini e gli accertamenti.

Giovanna spiega ciò che lei, Pulce e i loro genitori stanno vivendo con una metafora: la famiglia è come la tela di un ragno; ciò che per gli altri può sembrare un groviglio di polvere, per il ragno è tutto: i fili di bava sono pilastri, lo spazio tra un filo e l’altro, segreto per gli osservatori esterni, sono la vita del ragno. Solo pochissimi potranno vedere veramente il rango e capire i segreti della sua tela (gli entomologi, forse, perchè sono tra i pochissimi ad avere una lente speciale), ma tutti gli altri vedranno solo un animaletto in un groviglio di polvere.

La rottura dell’equilibrio famigliare porta con sè diverse conseguenze che non fanno altro che aggravare la situazione della famiglia.

E, tutto questo, per un malinteso.

Il film solleva diverse questioni e tratta molti temi trasversali: l’autismo è il filo principale, a cui si collega il tema dell’equilibrio e della serenità familiare, la scuola e le attività didattiche aggiuntive per il sostegno, la scuola e le risorse per la formazione degli insegnanti, la tematica che fa un po’ paura e di cui forse non si sa molto riguardante l’intervento degli assistenti sociali sulla famiglia con minore, la comunicazione con l’autorità giudiziaria e/o medica e, ovviamente, tutto questo inserito nella tematica della relazione.

Un film che consiglio a tutti, anche se può colpire e smuovere in noi emozioni diverse. Fortunatamente Video RaiTv ci regala la visione del film gratuitamente in streaming, perciò, buona visione!

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