IL PEDAGOGISTA CLINICO COME “PONTE” TRA LA SCUOLA DI MUSICA E LE FAMIGLIE


Dott.ssa Anna Surace

La mia tesi per il master in Pedagogia Clinica ha come tema la propedeutica musicale.

Propedeutica è un metodo didattico per avvicinare i bambini sotto i sei anni alla musica. Cosa c’è alla base di questo metodo?

Il pensiero di Gordon, Orff e Dalcroze, secondo i quali ci sono molti punti in comune tra l’apprendimento della lingua madre e l’apprendimento dei fondamentali della musica.

La lingua madre si apprende per immersione: nessun bambino riceve un insegnamento formale nei primi anni di vita, eppure tutti imparano la lingua e imparano a comunicare, semplicemente ascoltando e provando a interagire con i familiari e le persone loro vicini. In pratica, la lingua madre viene imparata per immersione come spiegano le principali teorie sull’apprendimento del linguaggio (Skinner, Piaget, Chompsky, Vigotskij, Bruner).

Gordon sostiene che ognuno di noi sia dotato di un’attitudine innata all’apprendimento della musica. Perciò è possibile apprendere la musica nei primi anni di vita incrementando i vocabolari ascoltato (in primis) e poi parlato e pensato, a patto che il bambino sia inserito in un contesto ricco e stimolante.

Gordon paragona l’attitudine musicale al seme di una pianta: questi ha in sé il potenziale per crescere e diventare albero, ma il seme deve essere piantato in un terreno fertile e deve trovare tutte le condizioni più adatte perché possa esprimere il proprio potenziale e diventare una pianta rigogliosa.

Ecco che la propedeutica musicale così teorizzata ha proprio lo scopo di andare ad arricchire il terreno in cui il seme va piantato.  Lo scopo della propedeutica, da un punto di vista prettamente musicale, è quello di andare ad incrementare l’audiation. Per audiation si intende la capacità di richiamare alla mente suoni non presenti  fisicamente nell’ambiente: proprio come per il lingua, il pensiero e il vocabolario si sviluppano di pari passo, allo stesso modo il vocabolario musicale si incrementa parallelamente al pensiero musicale.

Con la mediazione di un adulto guida che andrà a costruire un ambiente ricco, accogliente e a-giudicante, si potrà accompagnare il bambino al grado più alto possibile di audiation.

La Scuola di Musica Dedalo di Novara si ispira a queste teorie per organizzare i propri corsi di propedeutica musicale.

Io presso questa scuola ho svolto il mio tirocinio, suddiviso in due traches durante l’a.s. 2013-14 e l’anno successivo.

In qualità di pedagogista clinico il mio compito è stato quello di pormi come ponte tra il mondo della scuola e il mondo delle famiglie che hanno deciso di iscrivere i loro piccoli a questi corsi di propedeutica.

Nel corso delle due tranches di tirocinio ho utilizzato alcuni degli strumenti tipici del pedagogista clinico. L’osservazione in primis.

Durante la prima tranche libera in quanto mi è servita per capire come avvenisse una lezione di propedeutica e quali aspetti pedagogici fossero implicati per poter dare un  rimando corretto ai genitori

Nella seconda tranche ho preferito un tipo di osservazione decisamente strutturata, con l’utilizzo di check list e griglie, per focalizzare la mia attenzione solo su alcune variabili complesse da cogliere in situazioni ricche come quella dell’inserimento, situazione che mi è stata chiesta di approfondire dalla scuola: durante questo momento i bambini di 3 anni non sono ancora iscritti alla scuola, ma possono frequentare delle lezioni gratuite di prova che fungano da inserimento accompagnati dai loro genitori o familiari.

Altri strumenti utilizzati sono stati i questionari, in parte strutturati a domande a risposta multipla dove i genitori a cui chiedevo di compilarli potessero scegliere l’opzione per loro più corretta e dando la possibilità di ampliare le risposte nella casellina “altro”, e in parte strutturati in domande a risposta aperta in cui i genitori potessero  rispondere liberamente potendo esprimere il proprio pensiero. Tutte le domande erano studiate in modo da andare sempre più in profondità, aiutando i genitori, in questo modo, a compiere una piccola auto osservazione dei loro comportamenti legati al mondo della musica (come venissero a contatto con la musica, cosa facessero a casa, come coinvolgessero i bambini nel loro interesse per la musica, ecc.) e invitavano a riflettere su cosa volesse dire per loro fare musica con bambini sotto i sei anni. Alcune domande, invece, volevano semplicemente verificare se quanto avevo osservato io come osservatore esterno fosse stato percepito anche dai genitori.

Ho scelto l’utilizzo dei questionari, anche se secondo me sono un po’ “asettici” in quanto non consentono di relazionarsi con le persone faccia a faccia, per il semplice motivo che, partendo dalle richieste fatte dalla scuola di compiere delle indagini e raccogliere i pensieri e le opinioni dei genitori, questo era il metodo che mi ha consentito di raccogliere le parole di tutti nel più breve tempo possibile: come in tutte le scuole, le cose da dirsi sono tante, le persone con cui entrare in relazione ancora di più, ma il tempo è davvero scarso.  MI sono comunque messa a disposizione di quei genitori che, invece, avessero voglia di approfondire di più la questione e, in queste occasioni, ho potuto svolgere delle brevi interviste e scambi di idee da cui ho raccolto ulteriori dati che sono andati ad ampliare quelli raccolti dai questionari.

Al termine di ciascuna delle due tranche di tirocinio ho raccolto tutti i dati per poter trarre una riflessione da dare come rimando alla scuola e ai genitori.

Alla scuola ho dato un rimando relativamente alle chiare richieste che mi erano state poste come punto di partenza e il rimando è avvenuto tramite un continuo scambio in itinere e uno scambio finale con l’insegnante di propedeutica, che è stata per me il riferimento durante tutto il percorso.

Ai genitori, invece, ho preferito dare un rimando scritto che, ovviamente, non si è limitato a fare un elenco di dati raccolti, cosa inutile per i genitori, ma ho voluto spiegare alle famiglie il mio ruolo in qualità di pedagogista e ho spiegato loro a cosa quei questionari e quelle osservazioni sono serviti. Mi sono concentrata soprattutto sugli aspetti pedagogici, che, stando ai dati raccolti, erano quelli che più interessavano le famiglie. In accordo con la scuola ho spiegato ai genitori come viene intesa la musica nella prima infanzia dalla scuola di musica dedalo e cosa si intendesse per propedeutica. A queste spiegazioni ho aggiunto il mio più personale intervento di pedagogista con il quale mi sono voluta soffermare su alcuni punti:

  • L’importanza della creazione di un “terrendo fertile” in cui il seme possa crescere rigoglioso: la propedeutica e le attività in famiglia relativamente alla musica servono sicuramente ad andare ad incrementare attitudine musicale e audiation, ma ricordiamo che al centro di queste attività vi è la relazione bambino-adulto. Coltivando questa relazione l’adulto ha modo di aiutare il bambino a crescere armoniosamente sia da un punto di vista fisico (se pensiamo che durante la lezione il movimento viene coniugato con il canto e il gioco in una cornice ludica) e, soprattutto, emotivo.
  • L’ambiente fisico si fa carico di significati, diventando ambiente emotivo in cui il bambino, grazie all’intervento dell’adulto guida e dei genitori, impara a stabilire relazioni con i pari e con gli adulti, si sente accettato e accolto grazie a un clima caldo e accogliente, si sente ascoltato nei suoi bisogni, ricevendo il tempo e le attenzioni necessarie e, di conseguenza, impara ad ascoltare, fidandosi degli altri e di sé.
  • Giochi e attività interessanti che pongono come premessa quello di entrare in relazioni catturano l’attenzione del bambino e lo aiutano ad incrementare le sue capacità di mantenere viva l’attenzione.
  • Tutto questo permetterà al bambino di sentirsi sicuro di sé, migliorerà l’autostima e si sentirà più coraggioso nel farsi sentire dagli altri. Durante la lezione di propedeutica musicale il bambino impara ad esprimersi in modo insolito, ma efficace, non tramite le parole, ma tramite il canto e il suonando con il corpo e con gli strumenti dello strumentario Orff, davanti ad una piccola platea pronta ad ascoltare quello che il bambino avrà da “dire” attraverso la musica, la quale non è un linguaggio matematico o di élite come spesso viene fraintesa, ma una possibilità espressiva che naturalmente tutti possono imparare per immersione.

Per concludere, questa tesi parla di come un pedagogista clinico possa entrare in una scuola di musica e porsi come mediatore di contenuti tra scuola e famiglia. Da una parte avrà richieste specifiche da parte della scuola di andare ad indagare su una situazione specifica, dall’altra avrà modo di favorire uno scambio tra le due parti fatto di parole, pensieri e contenuti

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