ULTIMO PIANO


Veronica Zaga e Anna Surace di Libera-mente hanno letto l’ultimo romanzo di Francesco d’Isa (http://www.gizart.com/)

Romanzo stranissimo.

Già dal titolo si accendono curiosità e domande.

Di sicuro non ci aspettavamo un’opera pornografica fine a se stessa e questa nostra attesa non è stata disillusa.

Aggiungere tra parentesi “Porno totale” per noi ha significato fin da subito elevare all’ennesima potenza un concetto artistico (una “Gesamtkunstwerk”, alla Wagner).

Tutto all’interno di Ultimo piano (o porno totale) ha una seconda lettura: da una parte un racconto e dall’altra la metafora della vita, della storia, dell’uomo, della situazione socio-comunicativa odierna.

È una storia da cui non ti scolli perché man mano diventa sempre più intricata.

E tortuosi sono anche i personaggi, la trama e l’ambientazione.

La trama si svolge in un palazzo/microcosmo che si eleva dal basso in un’ascesa di sentimenti, pensieri e stili di vita: è un’enorme casa di produzione pornografica organizzata su livelli (come “una torta russa”) che vanno dal più infimo fino al cinquantesimo (dalla miseria all’opulenza, in un crescendo dantesco in chiave moderna).

All’ultimo piano dimora Frank Spiegelmann che guarda tutti dall’alto come un “diabolus in machina”. È lui il possessore dello stabile e il narratore (stranamente onnisciente) fittizio della vicenda del regista Claude. Noi vediamo la scena attraverso occhi di Spiegelmann, il quale tiene maniacalmente sotto la sua sorveglianza ogni cosa, come un dio grottesco, grasso, flaccido e alto un metro e quarantasei: dall’alto del suo sistema panoptico può controllare il degrado umano che abita i primi piani (“informatici, ex starlette, agenti decaduti e attori divorati dalle malattie veneree”), così come la vita mondana e curiosa di attori e registi del porno ai livelli più alti.

Protagonisti due metà opposte e complementari al contempo.

Claude è il regista più acclamato di tutta la casa. I suoi film contengono un certo non so che, un’arte, che manca a tutti i suoi colleghi.

È un uomo riservato e intellettuale, infatti inizia a lavorare per Spiegelmann per permettersi gli studi filosofici. E adora le belle donne. Questo connubio lo rende perfetto per il suo lavoro.

In ogni pellicola è portato ad osare sempre di più fino ad arrivare al suo grande progetto finale.

A rendere il tutto più interessante è la partecipazione della sorella di Claude, Claude (mentre ci racconta della coppia di fratelli Frank promette che presto spiegherà il perché dell’uguaglianza dei loro nomi): la ragazza, infatti, un giorno si presenta alla produzione per intraprendere la carriera di attrice e, così, viene battezzata Eva Bolena, diventando la nuova diva del porno.

Finché Claude decreterà quella che Spiegelmann definisce come la fine del suo impero: il suo ultimo film, il Porno Totale che non perdona.

Questa decisione segnerà delle svolte inaspettate che lasceranno trapelare sempre meglio il lato simbolico e filosofico di tutta la vicenda.

Il tema centrale non è il porno, come si potrebbe credere. Certamente si parla di porno, film porno, strane pratiche sessuali, attori e attrici, registi, orgasmi… ma tutte queste scene concatenate nella trama parlano del desiderio (non necessariamente sessuale) che sentiamo tutti il bisogno di appagare: è possibile appagare il desiderio, come cercherà di fare Claude nel concetto di “porno totale”? E se ciò fosse possibile, perché compiere la scelta di non desiderare più? Ogni nostra azione, dopotutto, è spinta dal desiderio (di arricchirsi, di migliorarsi, di soddisfare un piacere carnale, di poter tornare indietro nel tempo, desiderio di poter compiere altre scelte, ecc.); perché compiere questa scelta? E perché compiere qualsiasi scelta? In ogni scelta bene e male convivono. Forse scendere e salire tra i piani della più grande azienda pornografica della “Varsavia, capitale dell’Europa Federale” potrebbe influenzare e cambiare le nostre prospettive.

Dal punto di vista linguistico, Ultimo Piano è un gioiello costruito ad arte. Il tono ironico si sposa con la “verbosità” di cui si scusa il narratore nella premessa, una loquacità di cui si gode ogni sillaba.

Ad un linguaggio scurrile tipico dei personaggi di basso rango (sia sociale sia morale) è affiancato quello semplice e scorrevole, ma articolato e sofisticato insieme del regista Claude e di Spielgemann stesso.

Ogni parola è essenziale per la trama, per la caratterizzazione dei coloriti personaggi e nasconde con finezza un pensiero filosofico amletico di cui Claude è il portavoce: visto che il male sovrasta il bene nella vita di ogni persona vale la pena di accettare di esistere per un solo attimo di gioia immerso in un mare di dolore?

Nella struttura del romanzo, dunque, analogamente alla stratificazione dell’edificio protagonista della narrazione, vi sono vari livelli di lettura.

Il livello narrativo prevede un brillante intreccio di vicende che stuzzicano la curiosità attraverso colpi di scena, misteri e questioni per cui c’è da andare sempre più  fondo.

Il linguaggio usato, poi, appaga a pieno la lettura. Si nota spesso un’ironia fantasiosa.

Filosoficamente, infine, si passa dal relativismo conoscitivo al dubbio esistenziale tra bene e male, fino al coronamento dell’impensabile: il porno che diventa pura arte.

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