OLD SNAKE


di Veronica Zaga

Capitolo 4

Regola n° 1: tutti i membri del B-team devono rimanere fedeli al B-team.

– Sarà la trentesima volta che me lo rinfacci, papà. – Dice Caesar a Carter, con la sua voce nasale.
– Non sarà mai abbastanza, figlio. Hai commesso un errore che annienterà il tuo futuro.
– (Ma che futuro?) … E poi decido io della mia vita.
– Non fin quando ti sfamo e non ti sarai guadagnato il diritto di un cavallo tutto tuo.

Il fatto è questo: Caesar un anno fa ha lasciato le superiori.
Il motivo non è stato svogliatezza, quanto più un eccesso del contrario.

Caesar amava studiare ma questo aspetto della sua personalità non gli ha permesso di continuare la scuola, in quanto, se vuoi essere popolare, devi per forza mettere da parte le “cose da secchione”.
Non si può avere tutto.

E il figlio di Carter Tyler non poteva permettersi di rientrare nel limbo degli “sfigati”.

Allora era stato meglio lasciare, cosa che lo aveva arricchito di un’aura ancor più cazzuta e ribelle agli occhi dei compagni di classe.

Caesar, però, si è tenuto al passo con le materie.
Ha virtualmente finito le superiori e si è iscritto in maniera altrettanto artificiale all’università di medicina, divorando tomi di anatomia e patologia clinica sdraiato sul pavimento della tenda dell’accampamento in cui vive con la banda di suo padre, il “B-team” (la “B” sta per “Brothers”, “fratelli”).

– Ti dirò di più, – continua il ragazzo. – Appena avrò raggiunto le conoscenze sufficienti me ne andrò a fare il “medico outsider”.
– E chi ti prende?
– Le riserve indiane, per esempio.
– Cosa te lo fa pensare?
– Un mio amico Cherokee mi ha detto che da lui guardano di più la sostanza rispetto alle certificazioni.
– Tu non puoi andartene.
– Chi me lo impedisce? Tu?
– No. Il contratto che hai firmato.
– Ah già, – sbuffa rassegnato Caesar. – “Assoluta fedeltà al B-team”.

Regola n° 2: nulla è più importante della Causa.

Nel cuore di Caesar (oltre al desiderio di chinarsi sui libri almeno 4 ore al giorno) c’è Charlie.
Per meglio dire, c’è il suo ricordo, perché Caesar è stato mollato da un anno, ormai.

Con Charlie non ha mai potuto essere se stesso.
All’epoca era obbligato a mantenere la sua apparenza da “figo”, che doveva essere testimoniata, oltre che dal suo colossale e scolpito fisico da quarterback, anche da un atteggiamento da “duro” (che con chi voleva conquistare sentimentalmente si traslitterava in maniera quasi in evitabile in “savoir-faire da playboy”).

Ma questo comportamento ha portato alla rovina del suo rapporto amoroso.

La cosa lo strugge tutt’ora e il padre, con i suoi ordini assillanti, giusto in questo momento gli ha riportato quella reminiscenza nel cervello.
É un pensiero fastidioso come il ronzio delle mosche durante una sessione di studio.

In ogni caso, Caesar non è il solo a pensare all’amore, fra i membri del B-team.

Carter è fidanzato con Lexin Vega, un’ex prostituta comparsa in ben sedici film porno e trentaquattro servizi fotografici come modella da copertina.

Una carriera del genere era stata permessa dal fisico mozzafiato della biondina.

Il padre di Lexin era convinto che il fatto che lei fosse nata “bionda e ben dotata” la esonerasse dall’obbligo scolastico non appena raggiunto il diploma elementare.

Aveva investito in lei, le aveva regalato due protesi al seno nuove di zecca (per esaltare la sua fortuna fisica con una quinta) e un nasino più sottile, in un eccesso di zelo.

Le aveva insegnato che gli uomini reggono il mondo e quindi per ottenere qualcosa da loro, le femmine devono ammiccare e cinguettare con voce acuta e mielosa.

E lei, visto che da piccola glielo assicurava il padre, ci crede ancora adesso.

Carter l’ha tolta dalla strada da due mesi e si è messo con lei (non dopo essersi assicurato con un esame medico dopo l’altro che la bionda non avesse contratto nessuna malattia venerea).

Ora Lexin si occupa di fare la guardia all’accampamento quando il team è impegnato nelle rapine, di cucinare e pulire, nonché di occuparsi dei cavalli, mansioni a cui si sottopone con la gaiezza che deriva dall’essere la “donna del capo”.

Ma per Carter, la sua nuova fiamma è solo uno sfogo utile a distrarlo da Abigayle, l’ex-moglie.

Lui la ama ancora e nello stesso tempo la odia, perché lei lo ha tradito, impastando fra le mani il suo onore di maschio, come una poltiglia priva di importanza.

Abigayle, è comunque innamorata di suo marito, malgrado il ripudio.
Ma avere un uomo non è la sua priorità.
Per questo non le pesa essere rimasta a vivere con il suo ex e rivederlo ogni giorno tra le braccia di un’altra.
Di certo non passerà il suo tempo a piangere per lui.

Lei è l’esperta di fucili del gruppo di pistoleri.
Ma sogna di entrare nell’esercito degli Stati Uniti, ad essere sinceri.

Abigayle Romero nella sua vita passata era una tiratrice scelta professionista.
La migliore del Texas.

Orfana dalla nascita, è stata allevata da un uomo che le ha insegnato a sparare e che lei non ha faticato a superare in abilità da cecchino.

Accostare l’occhio al mirino e premere il grilletto sono la sua seconda pelle.

“La vita è stressante perché ci mette costantemente alla prova… Sparare rilassa i nervi,” se lo ripete ogni giorno per incoraggiarsi.

A diciassette anni ha partorito il figlio di Carter.
A trentacinque, il boss trentottenne decise che preferiva dare ascolto alle voci sulla reputazione della moglie e convincersi che lei fosse andata a letto con un altro (da quando aveva 16 anni, a causa della sua bellezza, su Abigayle girava una diceria infondata che la ritraeva come una mangiatrice di uomini, “la Vedova Nera del deserto”, a cui lei si era adattata e aveva addirittura fomentato per puro divertimento).

La verità è che Abigayle ha avuto un solo uomo in tutta la vita: suo marito.
Caesar sa tutto questo, però sa anche che quelle storielle sono bazzecole in confronto alla Causa a cui ognuno di loro ha giurato fedeltà.

“Vendicare il nonno e trovare la Chiave”

Regola n° 3: la divisa da pistolero e le armi da fuoco sono prerogative distintive del B-team. Nessuna altra arma e nessun altro vestiario sono permessi.

Irving si gratta da un quarto d’ora nel punto in cui i pantaloni di pelle rigida gli sfregano l’inguine.

– Oh, bello. Mi sa che devi andare in Francia, perché ti ci vuole un bidet, – lo schernisce Felix, il suo fratellastro mezzano.
– Spiritoso, – gli fa una smorfia Irving, con i lineamenti affaticati dal prurito. – Sono i pantaloni che mi irritano.
– Ahahah. Come sei delicato…
– Questi cosi che Carter ci obbliga a tenere addosso sono una tortura cinese.
– E che ne sai di come torturano la gente in Cina, ci sei mai andato?
– No, non ho mai avuto abbastanza soldi. Ma appena diventeremo ricchi ci vado di sicuro e porto anche la mamma…
– La tua “mammina”, – esclama Felix con il suo tono profondo e finti lucciconi negli occhi.
– Sì, “mia mamma”, e allora? Almeno io ce l’ho ancora.
– Beh, io ho avuto una famiglia normale e “legittima”, invece. Certo, fino a quando papà non ha ucciso mia madre…
– Non sembri troppo scosso.
– Cosa devo dirti, “Irvinguccio”. Io non sono come te che te la porteresti anche a letto la mammina…
– Brutto figlio…

Mentre si prendono a pugni sulla sabbia dorata del deserto, arriva Digby, il fratellastro maggiore (di un mese e tre giorni più grande di Felix), e li calcia entrambi nelle costole, costringendoli a portare le mani al dolore.

Regola n° 4: la fratellanza è sacra (quasi quanto il tabacco).

Digby è il più forte, un armadio di due metri con spalle da bisonte.

Li squadra dall’alto, con un’occhiata bieca, mentre i suoi denti superiori e inferiori si passano una pallottola nera e appiccicosa di nicotina.

– E allora? Avete finito? – Chiede loro il suo tono roco, come se avesse la tosse.
– Sì, direi di sì, – risponde Felix massaggiandosi la gola, dove poco prima si erano strette le dita di Irving.
– Non ve la sarete mica scordata la quarta regola del Codice?
– No, Digby, stai tranquillo. – Lo rassicura il terzogenito.

Digby Logan, Felix Lee e Irving Long condividono lo stesso padre.

Dalton Lee era un dongiovanni.
Aveva sposato la madre di Felix solo per desiderio di sicurezza e stabilità.
Però prima di metterla incinta, si era concesso una scappatella con la moglie di un certo “Conte Logan”.

Digby era nato così, bastardo in una famiglia ricca.
I Logan erano famosi grazie alla reputazione del suo patrigno, che la madre si ostinava a voler definire come suo “padre naturale”, nonostante il conte stesso nutrisse legittimi sospetti al riguardo.

Logan con il figlio era severo (proprio perché aveva il dubbio che in realtà fosse un figliastro) e allo stesso tempo gli offriva sul piatto d’argento tutte le possibilità della vita.

Digby aveva deciso di scappare per bisogno d’indipendenza.

Per lui la cosa più importante è sì la fama, ma guadagnata con il proprio sudore e non grazie al cognome d’altri come biglietto da visita (tanto più che Logan non è neppure suo padre).

Perciò si è unito al B-team, per farsi un nome tutto suo.
Da pochi mesi è diventato una delle guardie del corpo di Carter.
(Soprannome: “Mitragliatrice”, per familiarità con quel tipo di armi).

Ha conosciuto i fratelli solo unendosi alla banda
Nessuno dei tre sapeva degli altri due, prima di quell’incontro.

Il capo li aveva presentati tra loro con queste parole:
– Sarete i miei bodyguard. Lavorerete insieme 24 ore su 24. Quindi vi conviene andare d’accordo. E ah, dimenticavo. Siete figli dello stesso vecchio.

Felix ha vissuto con Lee senior e la moglie fino al giorno del suo trentesimo compleanno, otto mesi fa.

A tre anni suo padre gli aveva trasmesso una filosofia che diceva:
”Arraffa tutto quello che riesci e non farti problemi”.

Da quel momento, il figlio ha aderito a quel credo prendendolo alla lettera.

Tutt’ora mantiene lo stesso stile di vita, nonostante ne abbia ucciso il fautore.
(Soprannome: “Monocolpo”).

Irving è più giovane di un anno rispetto a Felix e Digby.
È il figlio di Lee e di Edvige Long.

Poveri quanto sporche pulci, Irving e sua madre lavoravano tutto il giorno come sguatteri ed erano contenti di mettere in bocca il cibo che si guadagnavano sgobbando.
Era felici, perché stavano sempre insieme.

Edvige diceva:
“Ricchi o poveri non importa, anche se con i soldi si sta più tranquilli”.

Un motto che ha portato il figlio alla decisione di unirsi al famoso e temuto team di Carter Tylor.

Il suo obiettivo è rendere orgogliosa sua madre e riempirla d’oro, rubando dalle immense riserve di Goldhill insieme alla banda.
(Soprannome: “Pistola automatica”).

– Però tu non sei nostro fratello al 100%, – ci tiene a precisare Lee. – No, amico, ti manca una metà per avere il diritto di primogenitura su di me e su Long.
– Allora, visto che il nostro sangue non combacia in maniera perfetta, – bisbiglia minaccioso Logan. – Posso anche tagliarvi la giugulare e farla finita, giusto? – Agita davanti a sé un coltellaccio che di solito usa per tagliare il salame.

Carter si sente in dovere di intervenire.
Disarma Digby e urla:
– NON SIAMO ANIMALI, VIA QUESTA ROBA AFFILATA. Noi usiamo l’artiglieria, non dimenticatelo. E soprattutto non scordate cosa dice il Codice all’ultima voce…

Regola n° 5: quando si entra nel B-team si diventa tutti fratelli.

A questo punto ci sarebbe da dire ancora molto sulla banda e su Carter (del suo passato di costumista ad Hollywood, della sua energica madre, del suo odio profondo per Snake, della sua adolescenza insicura e sul suo essere diventato un, come lui si definisce, “spigliato-sociopatico-vendicativo” solo a causa della morte di suo padre Biff, perché, come dice: “il mondo è in mano a degli idioti che bisogna prendere in giro e raggirare per raggiungere i propri scopi”, ecc. ecc.)

Ma adesso non si può.
Sapremo ogni cosa quando questa storia si smuoverà dalle stabili acque melmose in cui si è impantanata, appena ci sarà motivo di menzionare tutto questo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...