I DISSIDENTI


Libera – mente ha letto il romanzo “I Dissidenti” di Sara Zelda Mazzini  (http://www.sarazeldamazzini.com/)

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I Dissidenti è una storia travolgente e avviluppante, conduce in una realtà che scuote il lettore e lo coinvolge. 

È la storia di Mad, che non riesce a trovare il suo posto nella sua società, un’Italia alternativa a quella che stiamo vivendo ma che ritrae gli stessi anni in chiave differente e inquietantemente simile insieme: è un mondo devastato dalla guerra, dai reality show e dal bisogno di apparire, in cui un gruppo di dissidenti (capitanati dalla star internazionale del rock, Syd Duncan) si sono stabiliti a Volterra per il bisogno e il desiderio di una vita migliore; una vita che si possa chiamare tale, diversa dalla “mera sopravvivenza”.

Mad è convinta che gli ideali dei Dissidenti di Volterra le siano vicini tanto da lasciare la sua quotidianità e affrontare un viaggio che la condurrà al loro “covo”.

È qui che vivrà in un’atmosfera diversa rispetto a quella che si respira nel “mondo di fuori”, farà conoscenze che le trasformeranno la vita ed il carattere, farà esperienze in grado di scavare nell’interiorità, tra il lavoro manuale per produrre tutto ciò di cui si ha bisogno per vivere e la musica che rende tutto migliore (ma che può uccidere dentro con la sua forza). Qui incontrerà il suo Destino: nel misterioso e ombroso personaggio di Loki e nella riunione con amici e con il proprio personale guru, Syd Duncan.

Una storia incentrata sulle riflessioni di Mad, narratrice che vive in prima persona ciò che viene narrato, sui suoi cambiamenti psicofisici e sull’effetto disarmante e potente che ha l’amore sulle persone.

 Ne I Dissidenti la musica è presentata come un filo conduttore e come una via di evasione e ribellione dall’inscatolamento sociale; è uno strumento per riportare vitalità nelle esistenze delle persone, appiattite tra show televisivi, coprifuoco, disastri ambientali e funerali di soldati caduti o di vittime di guerra.

Ma la musica, per via della sua capacità evocativa, può avere funzione catartica o richiamare sentimenti sepolti; ha dunque un volto duplice, liberatorio e distruttivo: questo secondo aspetto è sottolineato dal ruolo di portatrice di possibile rovina o morte che assume nel racconto.

 

Il romanzo ci proietta in un lungo viaggio di formazione, compiuto dalla protagonista Madena (Mad), che all’inizio del percorso è una trentenne molto più immatura rispetto a ciò che ci si aspetterebbe, forse per testimoniare quanto nella modernità le persone crescano in ritardo rispetto al passato.

 

Il presente alternativo proposto dalla finzione narrativa illumina le macchie e le ombre nascoste del mondo contemporaneo, tanto da risultare una realtà lontana ma non poi così tanto.

 

L’autrice utilizza un linguaggio per niente banale, che diventa sarcastico e supponente nella voce della protagonista-narratrice (plausibile maschera della sua paura?), è un esprimersi crudo e significativo che trasuda della rabbia di Mad.

Il tono espressivo assunto accompagna il lettore nella costruzione del macrocosmo immaginato dalla scrittrice, un luogo contemporaneo e almeno in parte alternativo all’oggi che tutti conosciamo. È una realtà che risucchia e sconvolge; andando avanti nella lettura ci si addentra in una storia che scava fino agli angoli più profondi della coscienza, attraverso l’istituzione del covo dei Dissidenti ma anche tramite gli atteggiamenti dei personaggi, il loro rapportarsi col mondo e il plasmarlo in qualcosa di proprio e personale; si delinea così un labile confine tra libertà e prigionia, delirio e illuminazione, accentuato in particolare dall’attenzione posta sulla natura soggiogante del sentimento. Su questo elemento il romanzo si concentra secondo sfaccettature diverse: la difficoltà di controllo, come se il sentimento sorgesse quando vuole lui e non per nostra volontà; la difficoltà di decifrazione, dunque l’enigmaticità; la sua interpretazione sociale, che contrasta con il vissuto personale e la difficoltà di interpretazione individuale, che la protagonista esprime bene osservando come “da qualche parte in questa storia deve esserci un errore”.

Storia e linguaggio vanno di pari passo evolvendosi da una struttura lineare ad una più ricca e artificiosa, definendo sempre più la presenza del flusso di coscienza della narratrice (/scrittrice).

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