LE INTERVISTE DI LIBERA-MENTE: VERA Q.


Poto, taglio, recido…
Sono esattamente come scrivo.
Amo la ritmica delle parole.
Il termine “strano” mi accompagna da sempre.
…nessuno mi regala oggetti taglienti o appuntiti…
… una bomba a mano che rigiravo nel palmo…

Libera-mente ha letto per voi Life di Vera Q.

Ora incontra la scrittrice per un’intervista che possa svelare a noi lettori qualcosa in più sulla persona che si cela dietro allo pseudonimo Vera Q (a cui è meglio non dire mai “ho bisogno di pace”).

Vera Q. è il nome del tuo pseudonimo scrittore. Puoi dirci perché hai deciso di utilizzare
questo espediente? Chi è Vera Q.?

Questa domanda me la pongono in molti e nella mia replica non c’è mai nulla di misterioso o magico, purtroppo. Mi piaceva il suono Vera Q. Amo la ritmica delle parole e questo fa sicuramente di me una persona con tendenze autistiche, non ho dubbi. In più, volevo uno pseudonimo. Lo volevo davvero, un vezzo, giuro. Io e un’altra. Unite, per forza. E divise, per forza. E questo fa sicuramente di me una persona con tendenze bipolari, non ho dubbi.

Chi ti conosce veramente cosa ne pensa?

Dicono di non notare differenze: mi spiano mentre cucino, nessuno mi regala oggetti taglienti o appuntiti e tutti evitano frasi quali “ho bisogno di pace” ché sanno quanto io sia pronta ad esaudirli. In modo eterno. 

Seriamente, chi mi conosce, conosce la mia ironia. Vivo di quella. E nulla mi farà rinunciare ad una freddura macabra. E detto tra noi, sono la persona più tranquilla dell’Universo.

Qual è la cosa più strana che hai fatto?

Il termine “strano” mi accompagna da sempre. Sono sempre stata strana e continuo ad esserlo agli occhi degli altri. Del resto, gli altri risultano strani a me. 

Mi è dunque difficile raccontarti un avvenimento strano in quanto, per i miei parametri, non c’è proprio nulla di strano.

Posso però pescare nei meandri delle stupidaggini, ne ho a palate.

La mia attenuante di questo aneddoto è l’età: avevo otto anni.

Estate, nonni e casa in campagna. Non potevo volere di più. Boschi da esplorare, caverne da scoprire, alberi da scalare, frutta da rubare. Non mi annoiavo di certo.

Così, al ritorno da una lunga perlustrazione nei campi, avevo mostrato al nonno il mio tessoro giornaliero: una bomba a mano che rigiravo nel palmo. Prezioso reperto recuperato scavando.

Ricordo il volto di nonno e la ramanzina tra l’isterico e il preoccupatissimo di nonna.

E la punizione conseguente.

Avevo avuto il mio primo vero incontro con l’Incoscienza.

Questo, tuttavia, non ha fermato la mia curiosità, mi ha insegnato che la suddetta uccide il gatto. Ma in quanto gatto, non posso farne a meno.

Da cosa nasce il tuo modo di scrivere? Hai degli autori da cui prendi spunto o hai creato
da zero il tuo stile?

Se ti riferisci al mio essere concisa è qualcosa di insito.

A scuola, durante il fantomatico tema, non credo d’aver mai superato le due facciate di un protocollo. Non oltrepasso l’essenziale. E necessito di arrivare al dunque. (Anche questo fa di me una psicopatica, vero?)

Sono esattamente come scrivo, nata bignami e tale morirò. Modo di porsi che mi avvolge in toto. Poto, taglio, recido. Apprezzo il succo e sono convinta che un “Memento mori” riesca a riassumere la vita più di mille parole.

Credo, quindi, di avere un mio modo d’essere scrittrice. D’altronde non saprei esprimermi, né respirare, diversamente.

Come costruisci le tue storie e personaggi?

In genere, da quel che mi circonda. La realtà sa essere incredibilmente surreale.

Alcuni sono personaggini. Personcine, ecco.

Con tanti vizi e ben poche virtù.

Altri si cercano, senza trovarsi.

Certi osano dimenticando l’imponderabile.

Lo scopo di ciascuno di loro è il medesimo: vivere.

Malessere che ci contagia tutti. Siamo vivi e vogliamo vivere, questo è quanto. E talvolta questo ci fa impazzire.

Perché hai scelto LIFE come titolo del tuo romanzo?

Life parla di vita, la vita di Norman. Una vita che incontra la Vita.

Uno scontro frontale. Ferale, direi.

Giacché sotto sotto, ognuno di noi pensa di meritarsi di più. E si tende a voler raggiungere il cerchio. Un’esistenza perfetta. Eppure la vita è solo vita e pensare d’essere più scafati è utopico.

Da qui, il titolo. E le rogne del povero Norman.

Cosa ti spinge a scrivere?

Banalmente, mi appaga.

E mi diverte, seppur faticoso.

Smatto nel cercare la parola giusta. Probabilmente è qualcosa che in fase di lettura non si nota, malgrado ciò ogni frase è frutto dei miei struggimenti interiori!

Inoltre ho sempre un’idea in testa. Quando diventa prepotente, è l’ora di darle una forma.

Qual è il tuo film/genere musicale preferito?

L’horror, su tutto.

Con predilezione per i film con zombie. Lo zombie mi soddisfa in ogni emanazione, anche in quella di infetto a corsa.

Non disdegno nemmanco il posseduto, sia chiaro. Quel serpeggiare diabolico mi inchioda alla sedia.

E chi guarda film horror, di base, è un eterno bambino che gioca, e si scotta, con le paure ataviche.

Per il genere musicale mi assesto sul dark ­wave ­punk.

Ti lascio un link a ciò che sto sentendo ora. E temo che, dopo l’ascolto, mai più in vita tua mi

porrai una domanda simile.

https://www.youtube.com/watch?v=ue8_qk3XJjE

Ti piace viaggiare? Se sì raccontaci dove sei stata l’ultima volta oppure dove ti piacerebbe
andare (anche luoghi fantastici o irraggiungibili)

Vorrei viaggiare nel tempo.

Vedere i Faraoni, vedere Roma Caput Mundi, vedere Napoleone, Hitler o Stalin.

Vorrei conoscere, ecco. E visto che noi siamo frutto del passato, sarebbe forse un buon metodo per comprendere quel che siamo o non siamo oggi. Capire l’uomo di adesso.

Risultato, per inciso, che fa acqua sotto ogni punto di vista.

Con chi vivi? (valgono anche gli animali domestici)

Ho un adorabile compagno e due adorabili gatte.

E gechi, e ragni, e insetti vari, e topini, e scorpioni, e serpentelli.

Solo non si vedono i due liocorni.

Progetti in vista?

Finire il mio nuovo ebook, Il patto.

Sono a buon punto, agli ultimi capitoli, ma la stanchezza mentale mi annienta.

Ho già la copertina e una luttuosa filastrocca introduttiva opera della fantastica poetessa Vera Bonaccini.

Mi manca la prefazione che ho affidato all’amica e scrittrice eclettica Sara Zelda Mazzini.

E voglio darti una piccolissima anticipazione: la trama del libro descrive le vicende di un prete che stipula un patto con la Morte.

Sempre temi allegri, io!

Se tu possedessi una sfera di cristallo che possa mostrare il passato, il presente e il
futuro, cosa ci vedresti e cosa vorresti vedere?

Per il passato, presente e futuro ci vedo il solito gran industriarmi, ahimé.

Quel che vorrei vedere è un po’ di serenità, da conquistarsi anche con l’arrivo dell’asteroide, beninteso. Lo accetto di buon grado!

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1 Comment

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