OLD SNAKE


 

Capitolo 6

hakan-şükür-1

 

– Papà, basta. Non vedi com’è zuppo? – Dice Cindy.

– È sempre così, Cindy, – risponde Budd, il padre. – Che cosa vedi di diverso, oggi? Quello fa la spugna da anni e mi meraviglio che il suo fegato non sia ancora scoppiato.

Mi ispeziona con zelo, poi fa scivolare il bicchiere in direzione della mia mascella, tanto spalmata sul bancone che sembra amalgamata al legno…

Cindy:

– No, sento che c’è qualcosa che non va. Non vedi che…

– Se non foste sul lastrico non accettereste cani e porci, vero? – Chioccia la viscida signora Gandy. Indossa un tailleur color pisello e una maschera severa di rughe. Avrà 70 anni o giù di lì.

– È ormai da tempo che accogliamo lei, signora Gandy, – ammicca Budd. – Questo la dice lunga sulla nostra apertura verso i clienti.

La donna sogghigna scoprendo la dentiera giallognola, macchiata di rossetto:

– Tu non vuoi proprio cedere alla mia corte. Eppure sei vedovo già da un po’…

Il proprietario del locale eclissa lo sguardo appuntandolo su una bella bionda, di cui avverto solo il picchiettio dei tacchi sul parquet di infima qualità del Rodeo Café.

Non la vedo, eppure so che è lei, perché solo lei produce un rumore simile, che aumenta di intensità proporzionalmente al rossore da (ormai non più) sedicenne innamorato dell’uomo al di là del bancone.

– Ciao, Mo-Morgan, – balbetta l’anziano teenager.

Ma lei non lo considera, stiracchia le labbra in un accenno di cordialità e siede sullo sgabello di fianco al mio, con i seni frementi per uscire dalla scollatura della camicia a quadretti.

Appoggia il cappello da cowgirl a un soffio dai miei lunghi crini ossigenati e lo stivale speronato al mio polpaccio.

Se spera di attirare l’attenzione, si sbaglia di grosso.

Stavolta non le darò corda, nessuna soddisfazione.

Desiste dal provarci, ripensa al suo fidanzato che ha tradito più volte deliziando le mie lenzuola e ordina il solito Malibu Rum.

– Versami un Malibu Rum, Budd. – Cinguetta.

Lui obbedisce, come se fosse la cosa a cui è più abituato.

– Non ti conviene stargli così vicina, – le ribadisce a parole, oltre che con le inorridite pieghe del volto.

Lei ride, svergognando l’irritante ingenuità di quell’uomo.

Poi arriva Keith, il fidanzato, e l’aria si fa tesa per tutti tranne che per me, che ho bevuto tanto apposta per non dover avvertire i cambiamenti di clima.

Mi sferra un pugno, perforandomi la tempia.

– È una vergogna che si sia ridotto così…

– Ma non era un famoso cowboy, papà?

– Ma va’. Era un pistolero.

– E cosa cambia?

– I cowboy vanno dietro alle mucche, i pistoleri ai soldi.

– Va beh, va beh. Rimane sempre Old Snake, no? Il leggendario Old Snake che…

– PIANTALA. Chiudi quel becco da gallina, Cindy. Tuo padre ha ragione. Quello è un serpente vecchio, non morde più nessuno. E io l’ho sistemato a dovere. “Keith Weill ha battuto il vecchio crotalo”. Sì, suona bene.

Le loro voci odiose riecheggiano in me come anelli di dolore, colpi pungenti di una emicrania che stordisce ogni pensiero e ogni azione.

Lo lascio perdere… Non ne vale la pena….

– È un assassino, – continua Keith. – Ha sparato a banchieri e civili. Ha permesso che i suoi complici morissero al posto suo…

Cindy esprime ripugnanza e incredulità con i solchi della fronte.

La signora Gandy sbuffa nel suo brandy, mentre Budd scuote la testa in segno di assenso all’affermazione del proprio rivale in amore. Insulso pappagallo.

Morgan spalanca la bocca, i suoi denti da coniglia tremano:

– No-non è vero, – balbetta in preda ai rimorsi, (non può provare ciò che mi scagionerebbe, altrimenti non riuscirebbe a discolpare se stessa).

– Sei un’illusa, amore mio. Ha permesso la morte di due genitori…

Smetto di fingere.

Affondo le nocche nella sua mascella.

Mi sembra di scaricare la furia in un pungiball di burro.

Il cretino sputa sangue e ride mostrando lingua e arcata dentale:

– Non eri sbronzo, Snake?

So fingere bene, ma non ritengo che lui debba saperlo. Mi massaggio la tempia limitandomi ad un avvertimento:

– Impara a morderti la lingua, impertinente pivello.

– Beh, io non ho problemi. – Ribatte. – Ma se lo fai tu, ti avveleni?

Come fa ad essere tanto insopportabile? Si esprime come un poppante.

Non ho tempo da scialacquare con lui, perciò striscio le suole consumate degli stivali verso l’uscita.

– Ehi, mi devi 30 dollari. – Si sente in dovere di puntualizzare Budd.

E quando mai ho pagato, il venerdì?

Aspetto sempre l’inizio della settimana, dopo essermi procurato il denaro.

Lui appunta tutto sul suo sudicio quadernetto ingiallito (dal tempo e dal sozzume), poi il lunedì saldo i miei debiti.

Il pivello coglie il diversivo per attaccarmi.

Questa volta stringe una pistola tra le dita, con cui emette fumo e clamore.

Questa volta mi manca. E io perdo ogni intenzione di perdonare.

Budd sta rabbrividendo da sotto il bancone, attorcigliato stretto come un bullone alle ginocchia di sua figlia, rimasta con la bocca aperta in un cerchio perfetto a causa dello shock.

Buco il bastardo in un fianco, con la Colt.

Morgan abbraccia la signora Gandy, fingendo di essere meno terrorizzata di lei.

L’idiota barcolla, poi cade, si divincola e vorrebbe controbattere con una pistola ad aria compressa. Non ha più proiettili.

Perciò si rialza e sferra un pugno al vuoto.

Ma nella mia mente ritornano Nikki e Bentley. Mi stanno salvando. E, ancora una volta, i colpi mitraglianti non danno loro il tempo di agonizzare.

Keith:

– Serpente, puoi farmi sputare rosso quanto vuoi. Rimarrai comunque un perdente, un assassino!

E il mio dolore non può fare altro che coprire gli occhi alla mia coscienza, mentre assisto allo scempio dei miei migliori amici di sempre.

Keith:

– Ahahah. Continua, sfascia pure la mia faccia. Non cambierai le cose. Non cambierai il passato.

Così sono di nuovo in mezzo al deserto, quel giorno in cui tutto è cambiato e tutto è incominciato. Davanti a me ci sono i nemici, io sono un pezzo grosso da demolire e i miei seguaci delle pedine senza peso ma utili allo scopo di difendermi.

Il bamboccio è a terra e io non lo vedo più. I miei calci sono una raffica automatica puntata nel suo sterno.

Rivedo i loro occhi scuri perdere d’un tratto la vitalità che li distingueva da sacchi di budella e sangue, molli e informi.

Sbatto la punta delle scarpe fino ad avvertire lo scalpiccio disgustoso della carne pestata…

Poi mi fermo.

Socchiudo le palpebre e schiodo il cappello dal mio scalpo trasandato.

Con un pugno mi busso piano le costole nel petto.

Quello non sono io. Il bollore della mia rabbia ha lasciato evaporare il dolore che era qui dentro, in queste ossa che percuoto. Mi ero perso in una nebbia alcolica di cui non scorgevo l’uscita e da cui non volevo sfuggire.

Tuttavia io sono ancora qui, picchietto un’altra volta il torace per assicurarmi:

Ehi, ci sei? Dai, lo so che sei lì. Da qualche parte.”

Sollevo Keith e lo consegno svenuto alle braccia del barista e a sua figlia, perché se ne occupino.

Lancio un sorriso alla (sconvolta e al contempo eccitata) Morgan, malgrado non possa ritenermi felice.

Ma so di essere tornato.

Rimetto il copricapo e la pistola al loro posto e esco dal locale perché ho qualcosa di importante da portare a termine.

I miei amici verranno ripagati. Mi occuperò di lei, a costo di vedere finire i miei giorni nel peggiore dei modi.

Adesso me ne vado, devo tornare a Goldhill.

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