LE INTERVISTE DI LIBERA-MENTE: LUIGI PELLINI


Abito in un paesino dove l’ombra è molto densa e ogni tanto qualcuno ne rimane inghiottito. Scrivere è magia, è creare qualcosa che non esiste, mi ispira la noia.

Libera-mente ha letto per voi Mendicanti d’Autunno di Luigi Pellini.

Ora incontra lo scrittore per un’intervista. Scopriamo qualcosa sullo scrittore dei racconti che hanno intrigato ed inquietato lo staff di Libera-mente

1)Nome/Età


Luigi Pellini, 39 anni. Mi chiamano anche Luis, o più semplicemente, L.

2)Dove abiti? Il luogo in cui abiti ti influenza come scrittore?

Abito in un paesino lombardo inchiodato sul confine svizzero. Tra qui e la città, Varese, ci sono circa sedici km di boschi. Tutt’intorno le montagne, le Alpi, una corona di roccia che aggredisce il cielo. L’orizzonte non è una linea piatta che delimita il punto di galleggiamento del sole, ma un foglio di carta strappato che all’aurora e al tramonto ancora sanguina. Sembra un posto tranquillo, ma l’ombra è molto densa e ogni tanto qualcuno ne rimane inghiottito. Tutto questo emana certamente una fascinazione sulla mia scrittura. Più che il contesto urbano, mi piace inchiostrare il mondo selvatico dei luoghi isolati, le abitazioni come corpi estranei che gravitano con il dovuto timore attorno alla foresta, all’oscurità viva che respira nei boschi e che come cattedrale del mistero custodisce creature antiche e mostruosità.


3)Da quanto tempo scrivi? Quando hai iniziato a farlo?

Sono diventato un lettore molto presto. Da piccolo vivevo in una casa in cui i libri erano ovunque. Nella mia stanza c’erano più libri che pareti. Ho iniziato a scrivere racconti da bambino. Avevo dei quaderni che aggredivo con la penna buttando giù le prime storie. Poi li ho bruciati tutti ed ho ricominciato. Ho bruciato anche quelli e ci ho riprovato di nuovo. Non credo di aver scritto nulla di veramente valido prima dei trent’anni. Il tempo è un maestro, ma anche il confronto e le stroncature lo sono. Per fortuna non sono molto prolifico, ho avuto modo di fallire poco.

4)Cosa ti ha spinto a farlo?

L’ho sempre considerata una attitudine. Un elemento costitutivo della mia persona. Un modo di utilizzare in maniera razionale l’immaginazione. La scrittura, per me, è come la magia. L’aspetto che più mi affascina e che mi ha sempre ammaliato è questa capacità di evocare storie e personaggi nella mente del lettore. Creare dal nulla qualcosa che non esiste. Lo scrittore, quando scrive, interpreta il ruolo del destino, e questo non si può ignorare.

5)Qual è la tua fonte di ispirazione?

La noia.

6)Inserisci componenti autobiografiche per tracciare i caratteri dei protagonisti dei tuoi racconti? E se sì, quali?51rrlebqizl-_sx335_bo1204203200_

Anche se è impossibile scrivere qualcosa diverso da sé, in un senso più generale direi che cerco di evitare qualunque coinvolgimento autobiografico e personale. Non mi identifico con i miei personaggi, non
penso quello che pensano loro, non condivido con loro nessuna esperienza. Nel mio modo di intendere la scrittura, lo scrittore è fuori. Ci sono, naturalmente, delle eccezioni. Nella mia raccolta ho inserito un unico racconto di natura personale, ma è solo un piccolo graffio nero in un cielo senza stelle.

7)Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?


Scrivo su commissione. Sono un copywriter. Anche un tecnico di grafica e comunicazione. Ho lavorato per il Male e contribuito all’avanzamento dell’armata pubblicitaria.

8)Quali sono i tuoi interessi?

Oltre alla lettura, mi piace molto il cinema. I fumetti. Disegno, a volte. Anche la fotografia mi interessa molto, più che il suo aspetto artistico mi attira la manipolazione dell’immagine, il racconto sofisticato della realtà.

9)Utilizzi un metodo particolare per scrivere una storia?Se sì, quale?

Ogni scrittore ha il suo approccio alla scrittura. Alcuni scoprono il romanzo mentre lo scrivono, io non do corpo nemmeno ad una parola se prima non ho visualizzato trama, inizio e fine. Mi piace pianificare. Costruire l’ingranaggio. Organizzare la regia e poi passare alla genesi dei personaggi. Di solito i nomi li faccio scegliere ai miei amici, gli chiedo – dimmi il nome di uno che per te è uno stronzo – e poi procedo. Per ultima arriva la scrittura, che è un atto di creazione vero e proprio, e come tutte le creazioni c’è il rischio forte che piaccia solo a te.

10)Nei racconti che hai scritto finora sono presenti tematiche ricorrenti? Quali ti stanno più a cuore?

Un tema ricorrente c’è, ma è nella struttura. Mi piaceva l’idea di costruire una serie di racconti tenuti insieme da un filo non lineare. Scrivere una raccolta di tante storie su di uno specchio per poi prenderlo a martellate. Frammentarlo. Usare gli spazi vuoti come collante tra gli universi.
Il mio tema preferito è la distruzione del quotidiano. É la malinconia, ma anche il romanticismo come incarnazione della sconfitta. O il sorriso sghembo dell’ironia, la disillusione, la ricerca impossibile della felicità.

11)Progetti in vista?

Sopravvivere.
Scrivere una sceneggiatura per un fumetto (ci sto lavorando da un po’).

Scrivere un romanzo (Ci sto lavorando da un po’).
Dominare il mondo.

12)film/musica che preferisci


Il cinema mi piace quasi tutto, Mi capita di rado di guardare un film e poi sentirmi truffato. Pellicole che riguardo in continuazione posso mettere in elenco Mad Max, Hardware, i film di Kitano, Woo, Wong Kar-wai, Miyazaki. Due capolavori dell’animazione come Akira e Ghost in the Shell ma anche film di valore assoluto come Apocalypse Now o Carlito’s Way. Questi solo i primi che mi sono venuti in mente. La musica che prediligo è quella che mi piaceva quando ancora si ascoltava musica da apparecchi stereo che non erano in grado di telefonare. Erano un po’ i gruppi simbolo della mia cerchia di amici, senza sorprese. Radiohead, R.E.M., Metallica, Nirvana, Deep Purple, Pink Floyd, AC/DC, GNR, THE CURE, Nick Cave, e via dicendo.

13)Se tu possedessi una sfera di cristallo che possa mostrare il passato, il presente e il futuro, cosa ci vedresti e cosa vorresti vedere?

Sono indeciso se dare una occhiata agli albori del genere umano, e magari far cadere a pioggia contraccettivi sul talamo dell’anello mancante tra Uomo e la scimmia. Oppure munirmi di popcorn e coca, e godermi gli ultimi giorni del genere umano. Una visione escatologia capace di rispondere ai massimi quesiti esistenziali dell’Uomo, sopratutto al terzo: “Dove andiamo?”. L’apocalisse in senso generale, o la fine, in senso più personale, è uno di quei burattinai occulti che tendiamo ad ignorare. Siamo abituati a pensare che solo il passato guidi le nostre azioni, che solo da lì vengono le nostre motivazioni, senza considerare quell’altro agente che ci manovra dal futuro ma che evitiamo sempre di guardare.
No dai, se avessi una sfera di cristallo funzionante, guarderei i numeri del prossimo superenalotto, come tutti.

L.

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