LA DEPRIVAZIONE AFFETTIVA, OVVERO…MANCA IL CALORE.


dott.ssa Anna Surace

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Chi sono i deprivati affettivi?

Numerosi studi medici e psicologici sono stati svolti a partire dagli anni  ‘50, dopo le due Guerre Mondiali.

I primi “deprivati” della storia sono stati definiti da Bowlby , il quale, ha osservato i bambini orfani di guerra. Questi, pur ricevendo tutte le cure che il centro di Londra in cui erano ospitati offriva loro, risultavano, però, deboli, insicuri, incapaci di instaurare relazioni: in altre parole, senza una base sicura di riferimento.

Deprivati sono anche le vittime di abusi, di guerra, di cataclismi, di abbandoni… casi in cui avviene uno shock, una rottura del nucleo famigliare.

La teoria dell’attaccamento spiega quanto sia importante per ognuno di noi, per una crescita psico-fisica sana avere una base sicura a cui tornare. La base sicura è la mamma, il papà, il caregiver in generale, cioè qualcuno che, oltre che prendersi cura del bambino nutrendolo e garantendo il soddisfacimento dei bisogni primari per la sopravvivenza, soddisfa il bisogno di amore, anch’esso indispensabile non per la sopravvivenza, ma per la vita.

I deprivati affettivi mancano proprio di questo. La mancanza di affetto, specialmente durante l’infanzia, può comportare gravi danni alla salute psichica della persona. Più precoce è la deprivazione, più sono gravi gli effetti negativi generati, alcuni dei quali sono i seguenti (tra i più comuni, ma ogni persona reagisce in modo diverso):

-insicurezza e fragilità

-difficoltà nell’instaurare relazioni

-difficoltà nell’esprime emozioni

-scarsa empatia

-egocentrismo

-richiesta continua di aiuto (risultano “appiccicosi”)

-richiesta continua di attenzioni/ assoluta riservatezza

Un recentissimo studio pubblicato su questo sito, spiega come la carenza di cure, di affetto e di protezione dei bambini istituzionalizzati o vittime porta a uno sviluppo inferiore della materia grigia e bianca cerebrale. Non solo la deprivazione emotiva porta effetti negativi da un punto di vista psicologico, ma anche tangibili prove fisiche e danni cerebrali.

Forse quando parliamo di questa sindrome pensiamo solo a persone lontane da noi, nel tempo e nello spazio: guerre in altri Paesi, situazioni di abuso a noi ignote, cataclismi esotici. Ma non è così.

In una qualunque scuola, in una qualunque classe, i casi di deprivazione emotiva sono numerosissimi. Questi bambini vivono magari in belle case, con entrambi i genitori e con tutti i comfort. Dov’è la deprivazione? I bambini hanno i tablet, i videogiochi, giochi di ogni forma e dimensione, stanze solo per loro e per i loro peluches preferiti, e chi più ne ha più ne metta.

E basta.

Le coccole? Le giuste attenzioni? La fiducia dei genitori verso i propri figli? L’unione famigliare e il sostegno reciproco?

Siamo tutti impegnati, uomini e donne in carriera, pensiamo che riempire le giornate dei bambini di cose e impegni basti per farli felici.

Forse dovremmo riflettere meglio sul fatto che voler bene non è quantificare, ma fare e dimostrare. Noi tutti siamo dotati di un “sesto senso”, se così vogliamo chiamarlo, che ci fa percepire l’altro con i suoi pensieri e le sue emozioni nei nostri riguardi. C’è chi è più sensibile e chi meno, ma un bambino avverte sicuramente se la sua mamma lo apprezza così com’è, se lo sostiene e lo ascolta. Sarà contentissimo di avere l’ultimo videogioco che ha tanto aspettato, ma ancora di più noterà il sorriso della mamma che lo guarda, la forza di un abbraccio del papà, le vibrazioni positive dell’aria di casa, dove per casa si intende unione, sostegno e affetto.

In questi giorni si è parlato tanto di famiglie: mamma e papà, due mamme, due papà, uno solo dei due…a fronte delle riflessioni che insieme abbiamo fatto nel corso di questo articolo, non dovremmo rivedere le priorità? Meglio due mamme amorevoli, ma che formano una famiglia anomala, o un bambino deprivato emotivamente che diventerà un ragazzo problematico e un adulto incapace di vivere serenamente?

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