IL PATTO


Libera-mente ha letto per voi Il patto, di Vera Q.

 

(https://pensieridatergo.wordpress.com/category/vera-q/)

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«Ho allevato stolti fradici privi di rispetto per se stessi e per il prossimo. Calcolatori, irosi, limitati. Dubito si possa fare di peggio.»

(La Vita, ne Il Patto)

Siamo a Riva Marina, località di mille e qualcosa anime, dove la Vita è avvolta dalla nebbia, mentre la Morte si manifesta come una luce vivida e inesorabile.

Don Pastorino è un prete che non crede più: Dio non esiste, la Morte glielo ha svelato, ponendolo di fronte ad una scelta cruciale per la sua esistenza… futura. La Mietitrice gli lascia una data e un orario da rispettare, le 5: 47. È questo il termine del patto, che prevede un’uccisione in cambio di una vita meravigliosa. Ma il curato è solo una pedina, che si divincola nelle sue stesse spoglie umane, non può nulla contro la potenza e la sagace ironia della Morte. E la sorella, la Vita, si alleerà a lei, per portare a termine un progetto grandioso e inaspettato.

«La Sovrana del Lutto non concedeva proroghe. A nessuno.»

Vera Q. ci mostra il potere della Morte, la rende un personaggio unico che si sostituisce a qualsiasi divinità. Come a sottolineare la superiorità dell’annientamento e del nulla, condizioni a cui tende ogni essere vivente e a cui non può sottrarsi. L’esistenza, prima o poi, si piegherà alla sua nemesi e non potrà sfuggirle.

Morte e Vita, ne Il Patto, sono due manifestazioni concrete, non più concetti astratti. D’altra parte, ogni particolare appartenente al mondo racchiuso in questo libro possiede una propria personalità, a partire dalle persone che animano il paesello sperduto nel niente fino ad arrivare alla bruma, che marcia e inghiotte il paesaggio marino.

La scrittrice ha una voce narrante potente, padrona del cosmo che ha plasmato come un demiurgo, quasi fosse lei stessa la Mietitrice Oscura che governa le redini di tutto. Ci schianta in un universo concreto, ce lo presenta nella sua brutalità con toni schietti e ironici.

Nelle sue 39 pagine formato A4, Il Patto è una lettura piacevolissima, che dura più o meno il tempo della visione di un film, al quale ci sembra proprio di assistere: le scene sono vivide davanti ai nostri occhi di lettori, grazie alla scrittura agile dell’autrice, e il tempo è scandito dall’incalzante ticchettare di un orologio simbolico (ripreso dallo strano tic facciale del protagonista), che rappresenta la consapevolezza della fugacità dell’esistenza biologica, che nella vicenda viene ricordata al nostro Pastorino, costantemente e in veste di monito…

Il Patto è un romanzo davvero particolare, da leggere, ne vale proprio la pena. È una storia all’apparenza semplice, ma che, in realtà, ha molto da dire.

Con questo libro, per noi, Vera Q. si è rivelata una garanzia: divertente, sagace e intelligente, non ha paura di portare alla luce molte tematiche tabù (sesso, violenza, omicidio, corruzione sociale/religiosa), conducendo una lettura critica della società dei nostri tempi.

L’esistenza del curato de Il Patto, rappresenta, infatti, l’emblema dell’umanità, meschina e attaccata al vivere, a costo di uccidere e di immergersi nello schifo.

Un aspetto che ci piace tanto di questa scrittrice, oltre alla personalità ironica e creativa, è la sua capacità di scrittura, con frasi brevi ed incisive, delineate con una crudezza elegante, che donano al testo una tenuta narrativa fenomenale, sempre coerente internamente, dove i personaggi, che arriviamo a conoscere “fin dentro le ossa e gli organi”, si spingono a inscenare vicende ai limiti di uno splatter mai fine a se stesso.

Un po’ George Andrew Romero, per i suoi zombi, un po’ Quentin Tarantino, per la capacità di presentarci la violenza con note beffarde, Vera Q. è arrivata al romanzo numero otto, un anello prezioso da indossare all’ottavo dito, regalandoci il desiderio di aspettare ansiosamente di riempire anche il nono e il decimo (senza contare che, per ogni falange, ce ne possono stare più d’uno!)

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