LE INTERVISTE DI LIBERA-MENTE: LUCA BUONAGUIDI


Libera-mente ha conosciuto Luca Buonaguidi http://www.carusopascoski.com , che ci ha proposto il suo affascinante diario di viaggio in versi su un semestre trascorso viaggiando tra Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet, Kashmir in solitaria.

L’opera si presenta come un matrimonio armonico tra poesia, fotografia e letteratura di viaggio, regalando al lettore suggestioni che lo trasportano in Oriente.

Scopriamo qualcosa su Luca Buonaguidi e del suo Oriente.

  1. Presentati

    Luca Buonaguidi, nato a Pistoia nel 1987

  2. Dove vivi/cosa fai nella vita ?

    Vivo in un piccolo paese di dieci anime sull’Appennino tosco-emiliano, Spedaletto Pistoiese, dove sono andato per riscoprire l’importanza di essere piccoli. Sono laureato in Psicologia Clinica e lavoro in una comunità terapeutica.

  3. Quando hai iniziato a scrivere poesie?E perchè hai scelto proprio il genere della poesia?

    Ho iniziato a scrivere poesia a sedici anni, non ricordo di aver scelto di scrivere poesia quanto di aver iniziato spontaneamente a scrivere in versi in un momento di ricerca di un senso nuovo da attribuire a ciò che mi accadeva, spingendo il linguaggio verso l’aporia. Perché la poesia è un linguaggio oltre al conosciuto e al conoscibile, e non si scrive; ci scrive.

  4. Hai compiuto un viaggio in India che è stata la tua fonte di ispirazione per le poesie contenute nel tuo libro. Quali sono stati posti che maggiormente ti hanno ispirato?

     Ad ispirarmi più dei singoli luoghi è stata l’esperienza di transito del viaggio e di assenza da se stessi ispirata da tutta la la mistica del subcontinente, che studiavo di giorno in giorno. Dovendo scegliere un luogo dico Rishikesh, la porta dell’Himalaya e uno dei posti dove si percepisce tutta la spiritualità dell’India, dove amici italiani vivono da decenni secondo il sentire induista e mi ospitarono per settimane nel loro ashram sulla riva del Gange, consentendomi di riposare mente e corpo dopo mesi di viandanza e iniziare a trascrivere quelli che fino a quel momento erano appunti poetici scritti su un taccuino consumato, intensificando anche la ricerca di momenti da dedicare al puro sentire insieme all’avventura di essere ogni giorno sulla strada. Tutto il mio viaggio, e il mio libro e quello che sono ancora oggi risentono dell’energia di quei giorni epifanici.

  5. Descrivi il viaggio con una parola

    Silenzio.

  6. Parlaci del tuo rapporto con l’Oriente e la sua filosofia. Il tuo stile di vita si sposa con la filosofia orientale?Pratichi meditazione?

    Sono estremamente affascinato dalle filosofie orientali, come disse Brian Eno in un’intervista “è la teoria dell’accettazione di tutte le cose, dell’auto-accettazione, in particolare, anziché dell’auto-affermazione, che mi fa preferire le discipline orientali a confronto di quelle occidentali”. Ciò nonostante, per pigrizia e allergia a qualsiasi metodo, non pratico nessuna disciplina orientale, se non occasionalmente o integrandola nella vita quotidiana e nella ricerca artistica e spirituale di ciò che è oltre il conosciuto e il conoscibile.

  7. Torni spesso in Oriente? Raccontaci qualcosa dell’ultimo viaggio verso est.

     Sono appena tornato da un viaggio in Giappone. Sempre in solitaria, ma per un periodo molto più breve. Se esiste un paese opposto all’India in Asia forse è il Giappone. Apparentemente non esiste paese più facile in cui viaggiare: gentilezza proverbiale, regole chiarissime, l’assenza di pericoli… Ma provando e riprovando a bucare quella rete che ingabbia lo straniero dentro un’immagine stereotipata del Giappone, si svela un’anima contemporanea agita da un non-detto inaccessibile e innestato entro una cultura già storicamente sospinta da un impressionante spirito di autoconservazione, e per giunta anni luce distante dalla nostra. Non mi sono mai sentito così estraneo rispetto al luogo in cui viaggiavo. Estraneo anche rispetto a me stesso.

  8. Tra le poesie presenti nel libro, qual è la tua preferita?

    Sono felice. 

Potrei aggiungere altri dettagli

ma la felicità sta nel toglierli.

(Punakha 03/05/2013)

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