L’IMMAGINAZIONE IN MUSICA


Maestro Francesco Facchini

 

Quanto è importante immaginare? Quanto siamo dipendenti dalle immagini che creiamo nella nostra mente e che devono rapportarsi in modo stretto con la realtà che ci circonda?

Per orientarsi, per programmare una qualsiasi azione, ci occorre una rappresentazione mentale del percorso e del fine, così come per suonare un brano nuovo ci occorre una rappresentazione non solo uditiva, ma anche visiva e motoria della musica che stiamo per produrre… Avere quest’immagine ci permette di memorizzare e riprodurre ciò che abbiamo appreso, ma anche di ottimizzare l’efficacia del feedback, ovvero ciò che costituisce il monitoraggio di quello che stiamo facendo. (…)  Rappresentazione mentale e percezione condividono lo stesso substrato neurale e, per questo, non c’è apprendimento senza rappresentazione: immaginare e agire implicano l’attivazione di aree cerebrali sovrapponibili. Ecco perché i musicisti esperti sfruttano la loro capacità di rappresentazione mentale per studiare ‘a tavolino’.¹

La letteratura scientifica sull’argomento ci racconta che di fondamentale importanza per l’immaginazione in musica è il ruolo della corteccia uditiva.

Zatorre e Halpern (2005) sostengono che la corteccia uditiva può attivarsi anche in assenza di suono e che questo corrisponde all’esperienza fenomenologica dell’immaginazione musicale.
Keller, P.(2012) dice che l’immaginazione mentale facilita molti aspetti della performance musicale. Il deliberato uso dell’immaginazione anticipatoria uditiva (e/o motoria e visuale) durante la performance stessa, può assistere il musicista nella pianificazione e nell’esecuzione delle proprie azioni con potenziali benefici per quanto riguarda il controllo di parametri quali il tactus, l’intensità, l’articolazione e l’intonazione²

Insomma, l’immaginazione musicale ha una notevole importanza per quanto riguarda tutti gli aspetti legati alla musica.

Molti grandi strumentisti hanno in passato giovato di tecniche di immaginazione (visualizzazione di performance e movimenti esecutivi, visualizzazione di partiture) per studiare brani senza toccare lo strumento: si racconta di parti studiate “ a tavolino” da Richter, Gould, Gieseking e altri musicisti. Spesso infatti non si ha il tempo di poter studiare 8-9 ore al giorno con lo strumento causa viaggi, stanchezza oltre al fatto che più si suona più si logora il fisico e si rischiano infortuni; ecco che entrano, quindi, in gioco alcuni esercizi di quel mare magnum che prende il nome di Studio Mentale che permette al musicista di risparmiare tempo ed energie e aver modo di “leggere” la parte musicale senza necessariamente approcciarsi allo strumento e suonarlo.

L’immaginazione, come avrete intuito, è parte fondante di questo approccio di studio che tratteremo nel prossimo articolo…au revoir!!!

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Note:

¹ Cucchi, S. (2015) Il ‘ Sistema’ Cervello e l’Apprendimento Musicale del Bambino. Brescia: Collana Didattica OSI ( Orff-Schulwerk Italiano)

²(Keller 2012, p. 211).

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