IPPOCRATE ATTUALE? (prima parte)


dott. Luca Monfrinotti

A distanza di migliaia di anni, le ricerche di Ippocrate (460-370 a.C. c.ca) meritano di essere attualizzate per mostrare la grande impostazione scientifica che le sorregge.

Proprio considerando l’impostazione scientifica che struttura e organizza i contenuti, piuttosto che i contenuti stessi (spesso dipendenti da una conoscenza fisiologico-anatomica per noi rudimentale) è possibile individuare l’attualità di Ippocrate non solo come aderenza alla scienza attuale, bensì anche come stimolo e impulso per le ricerche future.

Gli elementi di interesse dell’impostazione ippocratica saranno qui considerati a partire da un testo del Corpus, Le arie, le acque, i luoghi, il cui filo conduttore è la relazione tra malato, malattia ed ambiente. Il trattato, composto con tutta probabilità tra il 430 e il 410, può essere articolato in due parti (capp. I-XI e XII-XXIV), che corrispondono alle due grandi tesi che ne costituiscono l’ossatura. La prima tesi considera decisivo per lo studio – e, conseguentemente, la cura – delle malattie il rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui vive, comprendendo, in questa relazione, le condizioni climatiche, idrologiche e dietetiche dei luoghi. La seconda parte del testo (XII-XXIV) allarga il campo anche alle condizioni etico-sociali, individuandole come fattori che incidono sulla costituzione fisica e psichica degli uomini.

Il par. I si apre con l’individuazione delle tre coordinate ambientali che orientano lo studio e la pratica del medico:

Chi voglia correttamente condurre indagini mediche, ha di fronte a sé questi problemi: in primo luogo deve studiare le stagioni dell’anno, gli influssi che ognuna di esse può esercitare […]; e inoltre i venti e caldi e freddi, innanzitutto quelli comuni a tutti i luoghi, poi anche quelli che sono tipici di ciascuna regione. Deve ancora indagare le proprietà delle acque, perché così come esse differiscono nel gusto e nel peso, altrettanto ne sono ben diverse le proprietà.[1]

Tuttavia, Ippocrate non si limita a considerare un’influenza passiva o meccanica dell’ambiente sull’individuo; a queste condizioni analizzate si unisce la considerazione dello stile di vita degli uomini, le loro abitudini quotidiane:

E quale modo di vita gradiscano gli abitanti, se sono amanti del vino e del cibo e avversi alle fatiche, o se invece amano l’esercizio ginnico e gli sforzi, mangiano molto e bevono poco.[2]

Come abbiamo detto, si tratta di coordinate, di “riferimenti”, come Ippocrate dice poco più avanti nel testo. Con una conoscenza di tali “riferimenti”, al medico che giunge in una città sconosciuta è possibile comprendere quale sia la situazione effettiva. La conoscenza, in tal caso, è fondamentale per la pratica medica: solo essendo in grado di leggere i fenomeni che si manifestano, il medico sarà in grado di agire con le terapie adeguate:

Fondandosi su questi riferimenti, si devono studiare le singole questioni. Se infatti un medico ben li conosce, meglio se tutti, o almeno nella maggior parte, giungendo ad una città che gli sia ignota non gli sfuggirebbero né le malattie tipiche del luogo né la natura di quelle più comuni: e così non sarà incerto e non commetterà errori nella terapia, come senz’altro avviene se non si affrontano i singoli casi con una preliminare conoscenza di tali riferimenti.[3]

Si tratta di un passo importante per quanto riguarda l’impostazione scientifica ippocratica, secondo la quale le possibilità di intervento del medico sono legate a doppio filo alla possibilità di comprendere la malattia. Ippocrate sottrae ogni manifestazione patologica ad una eziologia che ne individui le cause in un intervento divino – si tratterebbe, per definizione, di un intervento imprevedibile e al di là della comprensione umana -, avendo ferma convinzione che le malattie siano fenomeni naturali di cui è possibile individuare le cause; proprio avendo la possibilità di comprendere, di conoscere, la patologia, il medico potrà anche intervenire per curarla.

Mentre i paragrafi III-VII analizzano casi specifici della relazione tra le malattie e le condizioni climatiche ed idrologiche che vi corrispondono, è per noi importante prendere in considerazione il paragrafo VIII per quanto riguarda le indicazioni di “metodo” che ci offre. In questo paragrafo, Ippocrate si occupa delle proprietà delle acque piovane e di quelle che provengono da nevi e ghiacci. Il medico greco espone una teoria dell’evaporazione e condensazione dell’acqua e illustra perché le acque che provengono da neve e ghiacci sono le più dannose proprio a partire da questa teoria. Egli afferma che

Una volta congelate (le acque) non riacquistano più la primitiva natura, ma quanto vi era di limpido, di leggero, di dolce si separa e svanisce, solo resta la parte più torbida e pesante.[4]

L’indicazione di metodo estremamente interessante per noi consiste nel fatto che, subito dopo nel testo, questa affermazione viene “provata” servendosi di un vero e proprio esperimento. Si tratta dell’idea di una misurazione ripetuta e svolta in condizioni controllabili, che sia in grado di provare l’ipotesi:

Lo puoi capire così: prova, d’inverno, a versare dell’acqua in un recipiente dopo averla misurata e ponila all’aperto, perché geli completamente; poi il giorno seguente portala al caldo, dove il ghiaccio si fonderà del tutto: e quando si sia sciolto di nuovo misura l’acqua, ne troverai una quantità molto minore. Ciò è prova, che per il gelo svanisce e si dissecca la parte più leggera e delicata, non la più pesante e densa: perché non potrebbe.[5]

Un’ulteriore elaborazione di queste argomentazioni è presentata nel paragrafo immediatamente successivo, il par. IX, che costituisce un vero e proprio trattato nosologico dedicato al “mal della pietra” ( i calcoli). Qui Ippocrate mette a frutto le precedenti teorie dell’evaporazione e condensazione nel tentativo di spiegare la malattia, mostrandone, a partire da esse, la patogenesi. Secondo Ippocrate, le stesse acque non hanno lo stesso effetto su chiunque; tutto dipende dalla costituzione del singolo e dalle condizioni del suo organismo.

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Note:

[1] AAL, I.

[2] Ibidem.

[3] AAL, II.

[4] AAL, VIII.

[5] Ibidem.

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