IL SENSO DEI SENSI?


 

dott.ssa Anna Surace

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 I sensi ci mettono in comunicazione con il mondo esterno: tramite i sensi noi esploriamo, capiamo, interpretiamo e interiorizziamo il mondo in cui viviamo.


È fondamentale per ognuno di noi conoscersi, a partire dalle sensazioni che il nostro corpo, o meglio, gli organi ricettori, avvertono dal mondo esterno: siamo bombardati di informazioni visive, uditive, tattili, olfattive e relative al gusto in ogni situazione di vita quotidiana. Proprio a causa di questo continuo bombardamento si può correre il rischio definito di “anestesia sensoriale” in cui ci lasciamo scivolare addosso la vita, senza più riuscire a coglierne gli aspetti più interessanti e di maggior valore per noi, causando diversi problemi a livello fisico e psichico.
Riscoprire il mondo e riscoprirci attraverso i sensi è uno dei modi per cercare di combattere il rischio di anestesia. Imparare a stupirci ancora del mondo è una lezione molto più dura di quello che sembra.

Quando parliamo di sensorialità parliamo di strutture e funzioni corporee.
Le strutture corporee sono gli “apparati”, le varie parti del nostro corpo, le quali si dice che funzionano se sono, innanzitutto, complete (ad es.: manca un occhio?) e se son supportati dalle funzioni corporee (se manca un occhio come viene compromessa la vista?), cioè dalle funzioni fisiologiche dei vari sistemi corporei. Solo un medico specialista può dirci come e in che misura queste strutture e funzioni siano più o meno compromesse. A noi rimane solo l’esperienza diretta con il mondo. Infatti, come è ovvio, la sensorialità (intesa come strutture e funzioni corporee che funzionano o meno) influenza, anzi, dirige, la nostra vita quotidiana in ogni momento.
Se tutto funziona a dovere nel nostro corpo, vista, olfatto, gusto, udito e tatto lavorano in sinergia costante per farci comprendere il mondo che ci circonda, farci entrare in relazione con esso e regolare la nostra attività.
La vista, come è noto, predomina sugli altri sensi: spesso non ascoltiamo perché siamo distratti a guardare qualcosa, si dice che a volte si mangi prima con gli occhi che con la bocca, se qualcosa ci ripugna a vista sicuramente non la toccheremo, se per caso sentiamo un odore poco familiare dobbiamo assolutamente vedere da dove viene questo odore per capire cosa sia. Quanta importanza diamo agli occhi…E pensare che la vista è l’ultimo dei sensi a formarsi nello sviluppo del bambino!
Se al gusto e all’olfatto non ci facciamo molto caso perché la solita pastasciutta ha sempre lo stesso sapore e i soldi per andare ad assaporare prelibatezze da Cannavacciuolo scarseggiano, l’ascolto è soppiantato dal ronzio di sottofondo della televisione o del collega logorroico, il tatto è il senso messo peggio. È quello che usiamo forse meno se non che per dire “Anto’ fa caldo”. Al contrario della vista, il tatto è il primo senso a svilupparsi, già a partire dall’utero materno nei primissimi giorni di gravidanza.
Ma fermiamoci a pensare: e se uno di questi sensi venisse a mancare? Forse quello che temiamo di perdere più di tutti è la vista, essendo anche quello da noi più utilizzato.
Allora proviamo per un attimo a chiudere gli occhi. 10. 9. 8. 7. 6. 5. 4. 3. 2. 1. Aprite gli occhi. Cos’è successo? Il ronzio di sottofondo si è trasformato. L’odore di casa si è fatto più intenso. La peluria sulle braccia si è rizzata e le mani appoggiate sulla tastiera del pc si sono fatte più pesanti. Esperienze molto più coinvolgenti sono i Dialoghi nel Buio http://www.dialogonelbuio.org/

In educazione, al lavoro del medico specialista che analizza le nostre strutture e funzioni corporee, si aggiunge quello del pedagogista, dell’insegnante, dell’educatore (supportati dalle famiglie). Questi specialisti che trattano anche la sensorialità, osservando ad esempio i bambini di una scuola dell’infanzia, organizzano attività ludiche per stimolare tutti i sensi, non solo la vista.
Pensiamo alla scuola italiana per eccellenza nota in tutto il mondo, quella di Reggio Emilia, che basandosi sulle opere di Burri ha creato una sere di percorsi didattici per bambini di tutte le età (1) . Tutte le proposte sono state elaborate partendo dal concetto di esplorazione. Muovendosi dall’esplorazione sensoriale i bambini hanno vissuto parte del processo creativo artistico, che vuol dire guardare al mondo in modo inusuale, reinventandolo e facendolo proprio. Come riassumere quanto appena detto? Con i sensi e la tensione esplorativa attraverso di essi i bambini possono imparare a conoscere, “imparare ad imparare” autonomamente, vivere il rapporto con le cose in modo proprio e personalizzato.

E difronte alla disabilità?
Il team medico, educativo, psicologico e pedagogico e la famiglia devono collaborare e scambiarsi informazioni al fine di aiutare la persona con disabilità a vivere al meglio la sua vita.
Nella scuola esistono diversi provvedimenti a riguardo. Il primo, comune a tutti i gradi di scuola dell’obbligo è il PEI, piano educativo individualizzato.
Per arrivare a redigere un PEI, cioè porsi degli obiettivi da conseguire in un lasso di tempo stabilito tramite una serie di interventi ad hoc, è necessario che prima venga redatta una Diagnosi Funzionale, la quale può essere spiegata dal seguente schema.modello-icf1

La Diagnosi Funzionale non è una semplice diagnosi data da un medico alla domanda “dottore che cos’ho?”. Si basa, bensì, sul modello promulgato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità denominato ICF nel quale, sintetizzando, la persona viene vista tutto tondo, non solo tramite l’etichetta di SANO o data dal nome di una malattia o di un disturbo. Nel modello ICF si trovano elenchi di “cose che una persona sa fare”, ognuna corrispondente ad un codice. Lo specialista, al momento dell’osservazione, dovrà dare un punteggio ad ogni item da 0=non ci sono problemi, sa fare a 5= comportamento assolutamente non presente.
Dallo schema si evince che, sì, viene fatta una diagnosi di tipo medico che determina la condizione di sano o malato. Ma si capisce anche che, questo, è solo uno dei passaggi. Al centro vi è l’osservazione sia medica, sia educativo/pedagogia, sia da parte della famiglia che osserva la persona quotidianamente. E, interessante, l’osservazione viene estesa anche al tipo di ambiente che la persona in esame è solita frequentare. Dalla Diagnosi Funzionale si arriva ad un Profilo Dinamico Funzionale (PDF) che racconta come il soggetto, in quel momento, è. Ovviamente, essendo un profilo “dinamico” è soggetto a continui mutamenti in quanto la persona cresce, vive, acquisisce nuove capacità e conoscenze e, per questo, cambia.
Dal PDF un insegnante può arrivare a redigere un PEI completo.

Di seguito un esempio

Cattura1Cattura2

Nell’esempio si sta parlando di una bambina di 4 anni, affetta da autismo infantile.
Un percorso molto complesso è stato fatto con la piccola, ma di fondamentale importanza è stato l’aspetto sensoriale. L’insegnante di sostegno, in sinergia con la famiglia e il team di educatori e pedagogisti che aveva preso in carico il caso, ha potuto svolgere durante l’anno scolastico un lavoro a tutto tondo con la piccola. Gradualmente la bambina è stata accompagnata a scoprire il mondo che la circondava e, in parte, a conoscere meglio anche se stessa lavorando sui cinque sensi. Avendo costruito un rapporto di fiducia con l’insegnante, la bambina, attraverso il tocco fatto di abbracci, solletichi e coccole, l’ascolto di musica e il canto, nel giro di pochi mesi sembrava essere rinata.

Al termine dell’anno scolastico, nella relazione finale di verifica del PEI riguardo all’item 1600 “focalizzare l’attenzione sul tocco, il volto e la voce umana” valutato all’inizio gravemente, veniva riportato quanto segue con valutazione “lieve difficoltà”

Cattura3

Oltre a sensibilizzarsi alla voce umana e alla relazione con l’altro attraverso il tatto e l’udito, la piccola aveva imparato a comunicare molti dei suoi bisogni.
L’autismo chiude in se stessi le persone che hanno questa sindrome. Con un percorso didattico legato ai cinque sensi è possibile trovare il canale preferenziale per comunicare e schiudere il guscio di questi soggetti verso il mondo passando per la sensorialità, grazie alla quale il mondo viene esplorato, compreso, rielaborato e capito.


Note

(1) Bambini, arte, artisti – i linguaggi espessivi dei bambini, il linguaggio artistico di Alberto Burri, a cura di Vea Vecchi, Reggio Children, 2007, Reggio Emilia

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