Io sono morto di Vera Q.


Lo staff di Libera-mente ha letto per voi “Io sono morto” di Vera Q.

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Si tratta di un racconto a cavallo tra diversi generi letterari (thriller, commedia, noir) che narra del disavventuroso trapasso del fu Pierpaolo Fabbris, obeso, ateo, imprenditore, cinquantenne stroncato da un colpo al cuore.

La storia parte proprio da qui, quando il pover uomo si accorge di essere in obitorio, punto da cui inizia il racconto della serie di eventi “terrificanti” di cui sarà protagonista insieme alla sua famiglia apparentemente perfetta.

Uso il termine “terrificante” come pauroso, sì, perché si parla di un uomo che assiste coscientemente alla propria morte, autopsia e funerale sotto forma di spirito assolutamente legato ai propri resti mortali da una invisibile catena lunga trentatrè passi, da cui non è possibile divincolarsi. Facile capire la frustrazione del defunto quando scopre che la moglie, invece di inumare il cadavere, preferisce cremare il corpo del marito e tenere le ceneri in casa: il pover uomo è, così, costretto ad assistere alla vita quotidiana della famiglia. Una famiglia, appunto, apparentemente perfetta, ma che, in realtà, cela segreti peccaminosi: la madre integerrima, il fratello sempliciotto, la moglie fedele e la dolce figlioletta non sono ciò che sembrano.

Il racconto è anche “terrific”, eccezionale, in quanto si interroga sull’al di là: c’è davvero un Paradiso e un Inferno a cui ognuno di noi è destinato? Esiste un Dio che ci giudica al momento della nostra morte destinandoci alla beatitudine o alla dannazione eterna?

Vera Q. ci regala una meravigliosa interpretazione della religione, condivisibile o meno, ma che, indubbiamente, permette a ciascuno di noi di interrogarsi, di porsi delle domande sul significato dell’esistenza e del proprio credo; in questo racconto la religione viene considerata e descritta come una creazione del tutto umana che si autoalimenta grazie ai fedeli: gli uomini creano la religione, danno vita ad un pantheon e lo alimentano con le preghiere, i sacrifici, le libagioni, i riti, nelle diverse culture e momenti storici; in altre parole, i credenti non sono che la benzina della meravigliosa e confortante macchina che loro stessi hanno inventato.

Ma con gli atei, che succede?

È il caso del nostro povero “Pierpa”, che nella sua semplice ateicità di uomo pratico e attaccato alla concretezza della propria vita fatta di famiglia e lavoro, desta l’attenzione di tutto il popolo religioso di dei e divinità, capeggiati dall’antichissima Dea Madre: l’ateo non alimenta la religione e mette a repentaglio l’esistenza del mondo Ultraterreno.

Tale situazione necessita di un intervento drastico. Vengono, perciò, inviati sulla Terra Dio detto “Jesus” e “Lucy” il Diavolo per riportare il defunto sulla retta via e garantire, così, carburante per la religione.

Ironica e fuori dal comune la descrizione dei due nemici-amici che cercano di accaparrarsi proseliti facendo gioco sull’arrabbiatissimo e disperato trapassato che altro non cerca che un po’ di pace per se stesso e vendetta per i torti subiti.

L’intero racconto è scritto da due punti di vista diversi: quello di Piepaolo e quello di Dio. L’ultimo capitolo, invece, è scritto in terza persona e racconta di un ulteriore personaggio che fa da epilogo inquietante e in perfetto stile “Vera Q.” all’intera vicenda.

Il linguaggio è, come sempre, curato e ricco di dettagli che permettono un maggior coinvolgimento del lettore nella trama: si ha la sensazione di essere proprio lì, con lo sventurato, ad assistere agli sfortunati e terribili eventi che lo vedono protagonista; si prova profondo ribrezzo leggendo l’ultimo e agghiacciante capitolo.

Breve racconto (lungo una cinquantina di pagine), ma assolutamente consigliato…se si ha il coraggio di arrivare alla fine!

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