THE HARD WAY TO UNDERSTAND EACH OTHER


L’Associazione Libera-mente no profit è stata invitata dai Visionari del Teatro Faraggiana di Novara ad assistere allo spettacolo The hard way to understand each other, delicatissimo ed intenso spettacolo.

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Foto di Chiara Pugliese

Progetto e regia Adalgisa Vavassori

con Daniele Cavone Felicioni, Gabriele Ciavarra, Clelia Cicero, Julio Dante Greco, Adele Raes

Composizioni sonore Gianluca Agostini

Scenografie Hillary Piras

Costumi Francesca Ariano

Disegno luci Giuliano Bottacin

Organizzazione Carolina Pedrizzetti

con il sostegno di Sementerie Artistiche, Manifattura K, Centro Culturale Rosetum e AIA TAUMASTICA compagnia teatrale

Produzione Teatro Presente  www.teatropresente.it       compagnia@teatropresente.it

Parole, messaggi, mail, whatsapp, socialnetwork… in un’era dominata dalle parole, sembra male comune a tutti il non riuscire più a capirsi. Per questo, nello spettacolo andato in scena al Teatro Faraggiana il giorno 18 gennaio 2018 per la rassegna Convergenze Visionarie, la parola è stata dimenticata per lasciare spazio alla mimica, alla gestualità, al mondo del “non detto”.

People talking without speaking, People hearing without listening cantavano Simon e Gurfunkel: tante parole vuote, inascoltate, buttate al vento, inutili, senza che siano veramente funzionali al loro scopo, ovvero la comunicazione.

Nell’era tecnologica in cui viviamo oggi, tutto è veloce, tutti noi andiamo veloce. I bambini nascono con i cellulari e PC di ogni forma e dimensione in mano (alcuni studi hanno osservato come molti siano i bambini che fanno fatica a tenere in mano una matita perché ormai troppo abituati al touch screen). I mass media, strumenti importantissimi per la circolazione delle informazioni e le comunicazioni in tutto il mondo, se male usati diventano, però, rischiosi: ci presentano quotidianamente velocissime informazioni in massa, non sempre di qualità. Ma queste informazioni massive e veloci che ci bombardano ci rendono “impermeabili”, “anestetizzati”. E l’anestesia sensoriale è proprio il non riuscire più a distinguere ciò che ci interessa, ciò che ci piace, ciò che per noi ha valore.

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Foto di Chiara Pugliese

La mimica, il gesto, le musiche e gli effetti sonori scelti accompagnano lo spettatore nel suggestivo mondo creato (o, forse, meglio dire ri-creato sul palco, in quanto il mondo raccontato è il nostro) dai cinque attori, che parlano di noi tutti, delle nostre difficoltà quotidiane, delle nostre frustrazioni, dei nostri sentimenti e pensieri spesso repressi o che non sappiamo più come esprimere per paura di non essere capiti o accolti dall’altro.

Il messaggio veicolato senza parole coinvolge tutti noi, anestetizzati e incapaci di esprimere i nostri pensieri senza paure né filtri. Abbiamo disimparato a comunicare, ma siamo diventati, ormai, abili costruttori di muri, vere e proprie barriere che innalziamo verso l’altro che a volte prendono il nome di mass media, altre volte frustrazione, altre ancora paura dell’opinione altrui.

Tanti piccoli automi autistici che vorrebbero solo una cosa: avere qualcuno con cui sdraiarsi su una panchina al parco e parlare ed essere ascoltati.

 

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Foto di Chiara Pugliese

 

Di seguito riportiamo un breve estratto dello spettacolo per darvi un piccolo assaggio: ora basta parole, buona visione!

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