IL SENSO DI COLPA


Libera-mente no profit è stata gentilmente invitata dai Visionari del Teatro Faraggiana di Novara ad assistere allo spettacolo Il senso di colpa, spettacolo duro ed intenso, difficile da dimenticare. 

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Scritto da Federica Colucci

Regia di Bruno Governale

Compagnia Gli psicodrammatici

Con Federica Colucci, Vanina Marini, Agnese Lorenzini, Domiziana Loiacono, Elisa Panfili

Lo spettacolo è andato in scena il Primo Febbraio 2018 al Teatro Faraggiana di Novara in quanto parte della rassegna “Convergenze Visionarie”, creata dal gruppo dei Visionari , giovani under 30 che hanno visionato e scelto gli spettacoli da portare in teatro.

Il sipario si apre e nella penombra del palcoscenico compare la cella di un carcere: letti a castello, un water, le sbarre, donne vestite di bianco. Inizia lo spettacolo.

Le protagoniste parlano, litigano, si amano, ricercano la normalità dietro le sbarre tramite la musica, piccoli oggetti proibiti e la ricerca di una privacy impossibile che è stata loro tolta dalla prigione. Chi sono? I loro nomi sono Giulietta, Ofelia, Cordelia, Desdemona e Lady Macbeth; nomi tristemente noti al pubblico per le loro tragiche storie di donne che sono state causa di morti e omicidi, donne vessate dal potere maschile dei padri, dei mariti e dei fratelli, costrette a subire il volere degli uomini e obbligate a stare a guardare, senza alcun potere di intervento, nelle situazioni mortali a cui assistono, volenti o nolenti.

Sono, in quanto partecipi indirette a tali tragedie, colpevoli?

Il sistema fittizio della tragedia dal titolo “Il senso di colpa”, scritta da Colucci e con la regia di Carnevale, le ha incarcerate.

Le donne aspettano il processo in un loop temporale infinito fatto dall’alternanza inesorabile del giorno e della notte, dell’insonnia e della routine giornaliera, rotazione asfissiante e continua durante la quale il senso di colpa si incancrenisce, così come l’angoscia del pubblico.

Le loro storie vengono ascoltate e sviscerate durante gli interrogatori, dove la platea, provocatoriamente, si trasforma nel commissario interlocutore.

Le storie dei personaggi shakespeariani sono state riattualizzate (ma ancora ricalcano la traccia originaria) diventando ancora più incisive, toccanti, quasi fastidiose per la crudezza delle realtà che raccontano: donne non amate, escluse, considerate degli oggetti da poter usare…sole.

Condannate all’attesa, lunga da portare alla follia, nella speranza di essere liberate dal carcere e dal senso di colpa che le attanaglia.

Riusciranno mai a essere donne libere?

 

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