OCEANO BIANCO


Libera-mente no profit ha letto per voi “Oceano Bianco-la vera storia di un corriere della droga italiano: le prigioni, la fuga e…il mare” scritto in prima persona da Manuel Ippoliti e dal co-autore Felice Palladino.

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Si tratta di un libro che necessariamente smuove diversi sentimenti nel lettore: si parla di droga, contrabbando, malavita, clandestinità; ma si parla anche di affetti, sogni di una vita “normale”, amicizia, paure.

Il protagonista, nella finzione narrativa, si chiama Nico, italiano che vive in Sud America.

Nico viene arrestato insieme alla compagna Alexia dopo essere stati scoperti in aeroporto con un certo quantitativo di droga addosso, pronta per essere portata fuori confine.

Le condizioni delle prigioni, i maltrattamenti subiti in un primo momento, lo spostamento in una prigione della Repubblica Dominicana “autogestita” dai detenuti ci portano in un mondo quasi surreale, che non possiamo immaginare. E proprio lì in carcere il protagonista conoscerà il suo compagno di sventure, il francese Adrien, con il quale pianificherà la fuga nella speranza di poter realizzare il proprio sogno di ricchezza e raggiungere Alexia nel lieto fine.

Per raggiungere l’obiettivo, Nico si affida insieme con l’amico Adrien ai big del narcotraffico nella speranza di riuscire nell’impresa che è stata loro commissionata: attraversare l’Atlantico a bordo di un catamarano con 300 kg di cocaina da portare in Europa.

Nico alias Manuel Ippoliti ci racconta la sua ultima, sfrenata avventura: in primis la fuga dal carcere e l’attraversamento dei confini come clandestino, riuscita grazie all’alta corruttibilità delle forze dell’ordine e al supporto del gruppo paramilitare dei paracos, il quale sostiene le sue attività anche grazie al narcotraffico; poi, il lusso sfrenato, ostentato nell’aspetto e nello stile di vita esagerato, sempre fuori le righe di chi, grazie alla cocaina, riesce ad arricchirsi; in ultimo, i documenti falsi e, finalmente, l’oceano, fino a un passo dalla vittoria, quando i dubbi, le incertezze e le paure dei due amici si avverano.

Come dicevo, il protagonista racconta in prima persona la sua esperienza e, se da un lato proviamo simpatia per questo Nico che si trova travolto dagli eventi di cui non ha controllo, in quanto a muovere fili sono i mandanti della missione e Nico e Adrien le pedine, dall’altra continuiamo a pensare che stiamo parlando di traffico internazionale di droga… In una continua partita a ping pong tra questi pensieri, non riusciamo a smettere di leggere, grazie allo stile di scrittura scorrevole, curata, ma a tratti molto colloquiale, cosa che rende la lettura della storia raccontata in prima persona come se davvero fossimo seduti faccia a faccia con il narratore che ci parla della sua esperienza.

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