FOCUS SU: POSSONO ESSERE INSEGNATE LE ABILITA’ SOCIALI?


Questo scritto è tratto dalla tesi di specializzazione “Cosa si nasconde dietro ad uno sguardo- un percorso inclusivo per una bambina con diagnosi di spettro autistico” di Anna Surace

Xais e Micheli (Xais & Micheli, 2001) propongono una metodologia di intervento per accompagnare i soggetti con diagnosi di spettro autistico ad aprirsi al mondo esterno fatto di relazioni, emozioni e contatto. Tale metodo si compone di due approcci e una loro sintesi

  • Approccio interattivo: si tratta della libera interazione tra l’adulto (che dà senso all’agire del piccolo) e il bambino mentre l’adulto osserva il bambino interagire con. L’adulto (genitore o educatore che sia), in questo momento ha modo di raccogliere molte informazioni sul bambino, su quali siano le sue preferenze e i suoi interessi, su come si muove, ecc. Questo momento interattivo, poi, consente di costruire una prima relazione di fiducia tra l’adulto e bambino, in quanto tutto avviene in una cornice ludica ed è l’adulto ad osservare e ad adattarsi a ciò che fa il bambino. L’apprendimento avviene gradualmente grazie all’intervento “in punta di piedi” dell’adulto nel gioco in un primo momento disorganizzato e afinalistico del piccolo. L’obiettivo è creare, così, un ambiente piacevole che metta il bambino a proprio agio e a invitarlo a provare e accettare quanto gli viene proposto.
  • Insegnamento programmato: per iniziare è necessario raccogliere i dati per individuare abilità presenti, abilità potenziali e abilità insufficienti del bambino e segnalare i comportamenti, le stereotipie e le modalità interazionali dello stesso. Partendo da quanto osservato, quindi, l’educatore dovrà stabilire un programma di intervento individuando per gradi di priorità i comportamenti obiettivo da insegnare e i comportamenti bersaglio da implementare o da estinguere. L’insegnamento di questi comportamenti avverrà in sessioni strutturate con la guida fisica, verbale o attraverso l’esempio. Ad ogni comportamento emesso correttamente in sessione (o che si avvicina al comportamento obiettivo) deve seguire un rinforzo.

I due approcci, presi singolarmente hanno molti punti vantaggiosi, ma altrettanti a svantaggio: nel primo l’educatore corre il rischio di essere troppo coinvolto nella situazione per poter distinguere oggettivamente il comportamento appreso da quello ancora non completamente acquisito, proiettando le proprie aspettative sulle azioni ancora inesatte dell’alunno; con il secondo si potranno ottenere ottimi risultati in sessione, ma risulterà difficile la generalizzazione di quanto appreso. Ideale sarebbe attuare un approccio sintetico, che tenga conto di entrambe le posizioni:

  • Sintesi: obiettivo della sintesi è promuovere la motivazione a relazionarsi con l’altro tramite la comunicazione, partendo dal presupposto che ogni gesto ricevuto o emesso è una scoperta che permette di costruire significati condivisi con il referente; ciò consentirebbe di creare un’alleanza tra l’adulto e il bambino: da un lato l’adulto osserva e tiene conto degli interessi e delle capacità presenti e potenziali del bambino, mentre dall’altro deve organizzare un setting di azioni che consentano l’apprendimento di quanto stabilito

Vuoi saperne di più? Hai bisogno di consigli di lettura sull’argomento? Contatta lo staff di Libera-mente no profit

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.