FOCUS SU: VIOLENZA E AGGRESSIONI SUBITE DAL PERSONALE MEDICO E INFERMIERISTICO (parte 1)


Giorgia Tempestini di Pillole di Psicologia

 

Descrizione del fenomeno

Le aggressioni sul posto di lavoro, fenomeno noto nella letteratura internazionale come “workplace violence”, costituiscono un problema molto diffuso (Smith, 2002). Per gli operatori sanitari il rischio di subire aggressioni (hospital aggression) risulta più elevato rispetto ad altre categorie di lavoratori. Rientrano in questi fenomeni le aggressioni fisiche, le minacce di aggressione e gli abusi verbali (Magnavita & Heponiemi, 2011), ma anche le molestie sessuali e le intimidazioni (United States Department of Labor, 2012), con conseguenti effetti negativi di vasta portata che potrebbero ledere il benessere psico-fisico dei lavoratori e la performance aziendale.

Nonostante le aggressioni possano avvenire in qualsiasi luogo di lavoro, il contesto ospedaliero presenta particolari problemi di sicurezza (Roger, Salvage & Cowell, 1998), dettati dalla possibilità di accedervi 24 ore su 24 e dal fatto che molto spesso i soggetti che vi si trovano vivono una situazione stressante, che li rende vulnerabili e che, di conseguenza, incrementa la possibilità che avvenga un’aggressione (Turnball & Paterson, 1999).

Vittime: personale infermieristico, soccorritori e medici

La scelta di occuparsi solamente di queste due tipologie di vittime, nonostante l’eterogeneità del fenomeno, è dettata dal fatto che vari studi ne hanno evidenziato la prevalenza. Una ricerca di Budd (1999) ha rilevato come il personale infermieristico sia secondo solamente alle forze di polizia e allo staff responsabile della sicurezza per quanto riguarda la possibilità di incorrere in atti violenti sul luogo di lavoro e molti studi successivi hanno poi confermato il dato (Budd, 1999); Magnavita e Heponiemi, 2011; Turnbull e Peterson, 1999; O’Connel et al., 2000; Zampieron 2010; Edward, Ousey, Warelow, & Lui, 2014). Questo potrebbe dipendere da una serie di fattori, tra cui: la maggiore quantità di tempo trascorsa con il paziente, lo stile comunicativo, la disinformazione, la minore autorità di cui godono rispetto alla figura del medico e la giovane età di alcuni operatori (Edward et al., 2014). Sicuramente uno degli aspetti più importanti è quello che riguarda il rapporto diretto e quotidiano che gli infermieri e gli operatori sanitari hanno con il paziente, tanto da definirsi essi stessi come “arrabbiati” e “frustrati” quando si trovano a rapportarsi con pazienti particolarmente difficili (Podrasky & Sexton, 1988)

 

tabella

Tabella 1 (Turnbull e Paterson, 1999; pag. 11)

Nella Tabella 1 è possibile osservare come risultino essere maggiormente soggetti ad aggressioni gli infermieri in formazione e i capo sala, ossia i responsabili di un intero reparto. Le due categorie hanno la stessa probabilità di incorrere in atti violenti di maggiore gravità ma con una percentuale più elevata di aggressioni minori e di minacce nei confronti degli allievi infermieri. Questo potrebbe essere dovuto all’inesperienza che comporta, conseguentmente, una maggiore vulnerabilità (Turnbull & Peterson, 1999).

 

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