FOCUS SU: VIOLENZA E AGGRESSIONI SUBITE DAL PERSONALE MEDICO E INFERMIERISTICO (parte 4)


Giorgia Tempestini di Pillole di Psicologia

Aggressori:  patient and visitor violence (PVV)

La tipologia di violenza più significativa all’interno delle strutture ospedaliere è quella che viene messa in atto da pazienti e visitatori, ossia la Patient and Visitor violence (Ferns, 2006; Camerin, Estryn-Behar, Conway, Van Der, & Hasselhorn, 2008). Tra i due tipi di aggressori esiste però una differenza in quanto diversi studi hanno rivelato come i pazienti tendano ad essere maggiormente violenti rispetto ai visitatori (Beech & Leather, 2006; Camerino et al., 2008). I pazienti maschi con età compresa tra i 15 e i 40 anni (Barlow & Rizzo, 1997) e tra i 70 e gli 85 (Brayley et al., 1994) risultano essere aggressivi più frequentemente (come citato in Hahn, Muller, Needham, Dassen, Kok, & Halfens, 2010). Gli aggressori possono inoltre soffrire di una seria di condizioni di salute, tra cui: deterioramento cognitivo, delirio e confusione (May & Grubbs, 2002; Lin & Liu 2005), demenza (Brayley et al., 1994) , intossicazione da alcool o da droghe illegali (Whittington et al., 1996, May e Grubbs 2002, Winstanley e Whittington 2004b) (come citato in Hahn et al, 2010). Inoltre, da una ricerca di Hahn e colleghi (2010) è emerso come i pazienti e i visitatori violenti mostrino anche segni di stress, di ansia, di deficit di comprensione della situazione, richieste eccessive e incertezza. Lo stesso studio rivela come siano le interazioni tra pazienti/visitatori e staff infermieristico a rappresentare il rischio maggiore nell’emergere di comportamenti aggressivi. Il contatto fisico e la conseguente invasioni degli spazi privati dei pazienti, la comunicazione di informazioni riguardanti la cura, il trattamento, le lunghe attese  e il decesso possono far provare a questi pazienti dei sentimenti di rabbia, di frustrazione e di importanza che possono portare alla PVV (Hahn et al., 2010). Come precedentemente detto, nel seguente elaborato non si tratteranno le aggressioni che vengono messe in atto da parte di soggetti con problemi di salute mentale ma è opportuno descrivere brevemente questa tipologia di aggressori in modo da comprendere il motivo dell’esclusione dall’analisi. Gli studi su questa categoria di aggressori hanno indagato vari aspetti: i sintomi attivi della malattia psicotica, come allucinazioni e deliri di persecuzione, il comportamento disorganizzato, l’uso di sostanze, il disturbo del pensiero e un aumento fisiologico dell’eccitazione (Daffern & Howells, 2002). Inoltre, i fattori di personalità, come la psicopatia (Heilbrun et al., 1998) e gli stili interpersonali (Daffern et al., 2008), possono essere correlati alle aggressioni durante la fase di ospedalizzazione del paziente. Uno studio di Cannavò, Fusaro, Colaiuda, Rescigno e Fioravanti (2017) si è occupato di approfondire la conoscenza del fenomeno della violenza nei confronti degli operatori sanitari, delineando un profilo degli aggressori e delle aggressioni, tramite la somministrazione di due questionari: il Questionario sulla Violenza in Sanità (QVS) e quello sulla percezione dello stress del lavoratore (Questionario sugli Eventi Stressanti, QES). Tramite questi strumenti hanno individuato una serie di caratteristiche degli aggressori, che hanno riassunto in una tabella che potrebbe risultare utile all’individuazione di alcuni aspetti che ricorrono in coloro che mettono in atto le aggressioni.

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Tabella 4 (Cannavò et al., 2017; pag. 106)

Alla luce di questo, coloro che si sono occupati di questo tipo di aggressioni hanno posto l’enfasi su un approccio di tipo strutturale piuttosto che funzionale, con l’obiettivo di classificare un particolare comportamento (Owens & Ashcroft, 1982), concentrandosi sulle caratteristiche cliniche e demografiche dei pazienti piuttosto che sul contesto interpersonale e sull’ambiente in cui l’aggressione si verifica. Infatti, i casi di violenza nei reparti di salute mentale valutati secondo un approccio funzionale sono molto pochi proprio alla luce del fatto che il comportamento dei soggetti con disturbi mentali viene considerato come “guidato esclusivamente da sintomi di malattia psichiatrica” (Duffern & Tonkin, 2010; pag. 62), senza tenere in considerazione le contingenze ambientali, argomento di interesse in questo elaborato.

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