Intervista a Silvia Celani


Libera-mente no profit incontra la scrittrice Silvia Celani, autrice di L’estetica dell’assassino, identikit di un’altra vita

 Conosciamo insieme questa scrittrice e poliziotta!

Buona lettura e, se avete curiosità e richieste, non esitate a contattarci!!

Da quanto tempo scrivi?

Scrivo da poco tempo, infatti questa è la mia opera prima. Non ho avuto, come tanti scrittori e scrittrici, il sogno sin da bambina di scrivere, ma non per questo ho preso questo impegno, questa passione, meno sul serio, anzi ho dimostrato a me stessa che nella vita a volte si può cambiare pelle.

 

 Lavori nella Polizia di Stato: in che modo il tuo lavoro influenza il tuo modo di scrivere?

La fantasia è deformata piacevolmente dalla mia professione: quando si dice deformazione professionale si può intende anche questo. Mi trovo bene a raccontare indagini, delitti, piste, intrecci investigativi, perché fanno parte del mio DNA, originato senza dubbio e prima di tutto dalla mia attività nella Polizia di Stato. Grazie a questo impegno scrivere una trama poliziesca è diventato facile e divertente. Quando scrivo un giallo è come se fossi coinvolta in un’indagine vera, come se investigassi realmente.

Come donna-poliziotto ritieni di avere particolari difficoltà ad affermarti in un ambiente soprattutto maschile?

 Il rapporto uomo-donna in questo settore, rispetto a 40 anni fa, quando nel 1981 venne sancita la riforma della Polizia di Stato che unificò la polizia femminile, corpo di rilievo morale a ordinamento civile e che si occupava esclusivamente di tutela dei minori e protezione della donna, alla Polizia di Stato, ossia a quello che era il Corpo delle guardie di Pubblica Sicurezza, composto esclusivamente da personale maschile, è cambiato notevolmente.

[La risposta continua sulla rubrica “Focus su…”]

 
Quali sono i tuoi punti forti come poliziotto? E come scrittrice?

Come poliziotto il rispetto delle leggi: conoscerle vuol dire capirle fino in fondo e non arroccarsi in superficiali giudizi contestativi contro di esse, a volte solo fatti di una critica miope che salta subito alle conclusioni. Non che le leggi siano sempre giuste o perfette – dura lex sed lex –  ma – sub lege libertas –  è scritto nel motto della Polizia di Stato che io condivido: anche se la legge non può accontentare tutti pienamente, non può neppure essere posta ad uso e consumo di tutti, essere per tutti può voler significare accettare il sacrificio di qualcuno a favore di qualcun altro più debole, in questo consiste  la funzione sociale delle legge,  anche se a volte si auspicano nuove leggi o modifiche di quelle già esistenti quando non rispecchiano più il sentire comune. Le sanzioni poi devono essere proporzionate all’offesa, chi sbaglia deve espiare tutta la pena disposta con sentenza, senza sconti o permessi o altro, in questo sta la certezza della pena. Inoltre il computo della pena stessa non può essere esclusivamente ragionieristico, ma occorre valutare adeguatamente le singole fattispecie di reato commesse.

Come scrittrice la capacità di fantasticare e impastare tutte le vicende vissute in qualsiasi ambito, sia nella Polizia di Stato che nel vissuto quotidiano reale, familiare, amicale e virtuale come nel cinema, nella letteratura, insomma tutte le storie per me singolari suscitano il mio interesse e cerco di trarre da esse spunto per intrecci da inserire nelle mie storie.

Ne ‘L’estetica dell’assassino’ ti sei ispirata a fatti realmente accaduti?

 No, sono fatti di pura fantasia, a volte però inserisco come in un mosaico, piccoli frammenti di storie conosciute attraverso le esperienze che ho citato.

I tuoi personaggi sono molto ben descritti: dove trovi l’ispirazione?

Nascono spesso durante l’otium latino, così definito dagli antichi romani, ossia l’abbandono alla riflessione. A volte questa riflessione mi viene in soccorso e non solo per farmi realizzare nuovi personaggi ma anche nuovi intrecci, colpi di scena, flashback: mi ha fatto modificare, riorientare perfino il finale del libro.

Quanto c’è di Silvia nella protagonista ‘Giò?

C’è molto e c’è poco, si sublima, si trasforma ciò che si è vissuto o ciò che si vorrebbe e non si vorrebbe vivere, adattandolo al tema del giallo.

Aiutaci a farci conoscere meglio: film e libri (o generi) preferiti – genere musicale preferito – hobby/ interessi

In questo periodo, mi piacciano molto i films storici, eroici più che vittimistici ma se guardo films in cui la vittima è protagonista mi piace che ci sia un occhio di riguardo per lei, con il suo sacrificio ben descritto deve essere rappresentata in modo da insegnare al pubblico concetti importanti a cui dare visibilità e che la giustizia trionfi! La trama deve aiutare il personaggio a riscattarsi, non mi piacciono i perdenti che restano tali, anche se riconosco che questa cinematografia ha il suo fascino, consentendo la riflessione, la possibilità di guardarsi dentro attraverso l’immagine del personaggio che ha subito l’offesa, la cattiveria.

Credo molto nella funzione terapeutica dei films: un buon film aiuta nel quotidiano a vivere meglio.

I libri letti sono stati tanti, forse è stato il percorso necessario per condurmi alla scrittura e in questo momento non mi sento di citarne alcuni, perché mancherei di rispetto agli altri.

Della musica mi piace molto la classica, soprattutto la barocca del 600-700, Vivaldi, Bach, Haendel, ma poi anche l’800 romantico di Chopin e dei suoi Valzer mi affascina. Mi piace anche la musica leggera, ma non ho un autore preferito.

Degli hobby amo il nuoto e i viaggi: essendo di origini siciliane, mi piace moltissimo il mare e poi i viaggi, soprattutto in luoghi marini e non solo, perché amo l’arte, gli eventi e la buona cucina che ricerco nei Paesi che visito.

In questo periodo leggo pochi libri, preferisco documentarmi per il nuovo giallo che sto già scrivendo.

Se tu possedessi una sfera di cristallo che possa mostrare il passato, il presente e il futuro, cosa ci vedresti o cosa ci vorresti vedere?

Ci vedrei una buona, utile tecnologia, l’uguaglianza sociale e sessuale e una politica più ecologica. Detesto parlare male del futuro o di un’apocalisse imminente, sono ottimista, penso che l’uomo di fronte al pericolo non può che prendere coscienza degli errori e cercare di emendarli, perché la paura è un suo istinto primordiale che lo mette nelle condizioni di preordinare meccanismi di sopravvivenza, di protezione di sé e del mondo in cui vive.

A volte il problema è solo generazionale, a volte chi è nato nel periodo della cultura analogica non capisce i nativi digitali e pensa che il mondo, a causa della tecnologia, stia finendo, dando la caccia alle streghe tecnologiche, ma forse solo perché quel mondo nuovo non lo capisce più.  

Certamente nel nostro pianeta il bene e il male continueranno a combattere tra di loro, perché sono presenti nell’animo umano, ma esprimendo in forma sintetica un concetto che condivido, tratto da una frase di Gandhi .. il male finisce sempre, sempre.

Per me, Silvia Celani, il mondo sarà solo diverso. Saluti affettuosi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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